CAVE DI CAMPIGLIA: CONTINUA IL “BOTTA E RISPOSTA” CON IL COMITATO

Le cave del campigliese nel 2010

Campiglia M.ma – Dopo la riunione sulle cave voluta dal Comune la settimana scorsa, si è generata una serie di botta e risposta tra la società e il comitato per Campiglia.  Li riportiamo qui ricordando ai lettori che gli articoli più vecchi sono in fondo.

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PRIMI: CAVE, LA SOCIETA’ CERCA DI SMONTARE IL COMITATO SU TUTTO, MA FA AUTOGOL

Leggiamo che il sig. Mauro Radaelli, amministratore delegato di Cave di Campiglia SpA, ha dichiarato: “Leggiamo il resoconto del Comitato per Campiglia troviamo l’ultima di una lunga serie di errori e falsità: non è solo ignoranza ma c’è una parte consistente di malafede, che non fa del bene a nessuno, soprattutto alla verità”.

In pratica quindi il sig. Radaelli in veste di amministratore delegato di Cave di Campiglia SpA e quindi di portavoce dei proprietari BERFIN srl e UNICALCE SpA, accusa il Comitato non solo di non conoscere i fatti e di fare errori, ma anche di dare notizie false e in malafede. Il Sig. Radaelli evidentemente abituato a far saltare mine in cava non va per il sottile e non ha coscienza della gravità di quello che dice. Le sue accuse infatti, se non ne dimostra la fondatezza, sono al limite del codice penale.

In realtà, almeno stando all’articolo, il signor Radaelli non solo non dimostra le sue calunniose affermazioni, ma anzi dà ragione a quello che il Comitato sostiene nei suoi scritti e che forse il Sig. Radaelli non ha avuto tempo di leggere o non ha capito.

Il fatto che sia solo e sempre solo Cave di Campiglia a lamentare la crisi e tratti in merito con il Sindaco, senza che mai si sia vista alcuna richiesta da parte della SALES (che pare abbia ben sette anni davanti a sé per finire di scavare),  e il fatto che anche l’articolo sia ispirato alle parole del solo rappresentante di Cave di Campiglia, dimostra quanto sostenevamo, cioè che l’avere modificato una Norma del Piano Strutturale per tutto il settore estrattivo di inerti è ingiustificato in quanto non atto eccezionale e circoscritto, ma strutturale che rimette in discussione tutto il futuro quadro del sistema paesaggistico del Comune.

Quanto alla impossibilità di convivenza tra cave e Parco di San Silvestro, il Comitato ritiene che le parole del prof. Francovich siano fondate su una imparzialità e conoscenza che manca a quelle del Sig. Radaelli che cerca comprensibilmente di tutelare l’interesse dei padroni al di là di ogni ragionamento scientifico ed economico. Infatti il sostenere che i visitatori al Parco ci sono e crescono (nonostante anche i gravi incidenti) non dimostra la compatibilità con le cave, ma semplicemente che malgrado le cave, il Parco ha grandissime potenzialità. Solo con la chiusura o il ridimensionamento della Cava di Monte Calvi, queste potenzialità potranno svilupparsi in pieno, permettendo di ampliare il Parco e di farlo diventare uno dei più importanti parchi archeo-mineralogici d’Europa in grado di portare vantaggi economici per il territorio e per l’occupazione, molto più di quanto non faccia la Cava di Monte Calvi.

Quanto al valutare il rapporto tra materiale estratto e calcare pregiato, il Sig. Radaelli dimentica di dire che in realtà nelle fasi passate di scavo, il rapporto tra microcristallino e altri materiali non pregiati è sempre stato di due a uno: per ottenere un metro cubo di microcristallino occorreva scavare due metri cubi. Solo ora, modificando il Piano di coltivazione con estrazione in profondità si potrà raggiungere la percentuale citata del 70% di microcristallino.

Va ricordato poi che la percentuale di materiale che fino a qualche anno fa veniva utilizzato per le acciaierie era solo il 25% del tutto e che il resto veniva scavato e venduto invece di restare sul posto come avveniva fino a che la Cava serviva solo per le acciaierie. Solo successivamente con passaggi complessi, vorticosi e poco comprensibili, con passaggi da proprietà pubblico-privata a solo privata, Monte Calvi è diventata una cava di prestito che poco aveva a che fare con le acciaierie.

Certo è che con questo cambiamento di carte, funzioni e destinazioni, Cave di Campiglia si è garantita tre cose:
– un sacco di soldi per i proprietari,
– il prolungamento del posto di lavoro per 39 dipendenti
– una massiccia distruzione del patrimonio paesaggistico di un’area oltretutto circondata da un Sito di Interesse Comunitario e incistata nel parco di San Silvestro.

Del guadagno delle società proprietarie che tra l’altro hanno sede in Val d’Aosta e a Bergamo ci interessa poco, anche perché non sappiamo neppure se e quanto dei guadagni milionari sicuramente fatti in tutti questi anni, è stato reinvestito sul nostro territorio.

Ci interessa invece molto il fatto che il Paesaggio di questo territorio sia stato distrutto e continui a essere distrutto danneggiando altre attività, per l’interesse dei privati e l’incapacità dell’Amministrazione di gestire una crisi in atto da anni.

L’unica cosa positiva può essere il continuare a dare lavoro a 39 persone ma ci sentiremmo più rassicurati se ci fosse un accordo che impedisca categoricamente che i lavoratori siano licenziati anche persistendo la crisi del settore e se, in previsione della chiusura o ridimensionamento dell’attività estrattiva, i privati e il pubblico si attivassero per ricollocare le maestranze in esubero.

Solo con queste garanzie una prosecuzione delle attività estrattiva oltre i tempi di legge sarebbe accettabile ma solo per Monte Calvi e solo per tempi ben definiti, contenuti e non necessariamente legati ad estrarre tutto il materiale concesso visto che quello che è vendibile è solo il microcristallino.

Per il resto le parole dell’Amministratore delegato di Cave di Campiglia SpA sono solo chiacchiere che dimostrano ignoranza dei problemi complessi di un territorio e delle potenzialità di sviluppo che le cava soffocano. Quel che resta è una comprensibile, ma inevitabilmente non imparziale, difesa degli interessi dei suoi datori di lavoro.

Comitato per Campiglia

Arch. Alberto Primi

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LA SOCIETA’ CAVE REPLICA AL COMITATO PER CAMPIGLIA

Campiglia M.ma (LI) – L’amministratore delegato di Cave di Campiglia spa Mauro Radaelli ha voluto replicare per iscritto all’intervento del Comitato per Campiglia nell’assemblea organizzata dall’Amministrazione comunale per illustrare le varianti al Regolamento urbanistico e al Piano strutturale per adeguarli al Piano attività estrattive e di recupero provinciale.

«Leggiamo il resoconto del Comitato per Campiglia troviamo l’ultima di una lunga serie di errori e falsità: non è solo ignoranza ma c’è una parte consistente di malafede, che non fa del bene a nessuno, soprattutto alla verità” riferendosi al presidente del Comitato architetto Primi che dopo il suo intervento ha lasciato la sala.

«Il presidente del Comitato lancia accuse di legittimità che già invocò nelle osservazioni nel corso del procedimento di Via regionale”, procedimento che portò alla variante di Cave di Campiglia cassando le accuse del Comitato. Il sindaco, al contrario di quanto afferma il presidente del Comitato, ha chiarito in modo inequivocabile la parte concernente la delibera comunale.

Chiariamo anche ulteriori aspetti, a tutela della società stessa e dei lavoratori. La cava di Monte Calvi dicono ‘impedisce lo sviluppo del parco di San Silvestro’, ma pare che l’impatto per i visitatori non sia così negativo come vogliono farci credere, infatti, se leggiamo i dati ufficiale negli anni il numero dei visitatori della Rocca è in continuo aumento.
‘Meno estrazione e più riciclo’: tale affermazione la troviamo assolutamente condivisibile, ma solamente l’ignoranza e la malafede possono far affermare che ogni materiale estratto sia sostituibile con i materiali riciclati. Oltre il 70 per cento del materiale estratto e lavorato da Cave di Campiglia è calcare microcristallino ad alto contenuto di carbonato di calcio destinato all’industria e non sostituibile».

In relazione alla vigilanza e al rispetto dei contenuti e delle prescrizioni dell’autorizzazione, questa insiste Radaelli «è esercitata semestralmente dall’Amministrazione comunale attraverso il Collegio di controllo attività estrattive costituito da professionisti» andando oltre la normativa regionale che in realtà chiederebbe verifiche annuali.

«Tutti sanno – conclude Radaelli – che la nostra azienda nacque per servire le acciaierie Lucchini, ma negli anni ebbe la capacità di diversificare l’offerta”, capacità che le ha permesso di resistere nonostante la crisi della fabbrica. “La nostra azienda è tutt’ora in vita nonostante l’avversione di una certa classe politica e nonostante l’assenza di contributi pubblici. Ambiano solo 40 dipendenti come dichiara il Comitato e non sono in aumento da anni, ma siamo orgogliosi di poter continuare a mantenerli tutti e questo è anche grazie alla lungimiranza dell’Amministrazione comunale che con la Regione ci ha permesso di continuare a lavorare”.

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INCONTRO BURRASCOSO SULLE CAVE A CAMPIGLIA, PRIMI LASCIA LA SALA

Campiglia M.ma (LI) – Si è tenuta l’assemblea organizzata dall’Amministrazione di Campiglia per illustrare le varianti al Regolamento urbanistico e al Piano strutturale per adeguarli al Piano attività estrattive e di recupero provinciale. Presente il Comitato per Campiglia che da sempre ha tenuto d’occhio la vicenda cave, difendendo a spada tratta il territorio da possibili ripercussioni.

L’architetto Primi, rappresentante del Comitato per Campiglia, durante il suo intervento ha chiesto «chiarimenti sulla legittimità della variante alla Norma del Piano strutturale visto che la Legge Regionale ammette solo Varianti al Regolamento Urbanistico e varianti al Piano Strutturale solo per adeguamenti ai Piani sovraordinati intervenuti dopo l’approvazione del Piano Strutturale (Piano provinciale attività estrattive Paerp del 2014, legge regionale sulle attività estrattive 35/2015 e Piano Paesaggistico Pit/Ppr).

La variante non affronta solo un problema strettamente locale, – ha evidenziato il Comitato – come ammissibile fare secondo una delibera del Comune, ma coinvolge tutto il settore estrattivo di inerti che è di importanza regionale e non solo, il che non è ammesso. È stato fatto notare che spostare la data di scadenza delle estrazioni di inerti di 5 o 25 anni non è la stessa cosa in una ottica più generale dell’economia del territorio, che non si basa solo sull’attività estrattiva ma anche su altre, tra le quali quella turistica in generale e in particolare sul Parco di San Silvestro il cui sviluppo è totalmente incompatibile con la presenza della attività di cava di Monte Calvi».

Ovviamente, visto che sono almeno 10 anni che le cave dovevano essere chiuse, dal punto di vista del Comitato per Campiglia le risposte giunte dall’Amministrazione non erano credibili. Dopo poco è sono iniziati tafferugli in sala con anche la protesta dei lavoratori delle cave.

«In tanti che non concepiscono che a qualcuno possa stare a cuore il futuro di tutto un territorio che non può continuare a essere ostaggio delle cave per tempi indefiniti. A questo punto ho capito che era inutile continuare e ho preferito andarmene» ha commentato l’architetto Primi dopo che un manifestante gli ha chiesto «Ma a te che te ne frega?»..

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Scritto da il 30.10.2017. Registrato sotto ambiente/territorio, Foto, Toscana-Italia, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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