IL CASO GIULIANI E LA “NON RISPOSTA” DELL’ASSESSORE CHIAREI

la iniziale giunta comunale di Piombino

la iniziale giunta comunale di Piombino del 2014

Piombino (LI) – La vicenda del “piano collettivo di sorveglianza balneare della Costa Est” si sta trasformando, così come è accaduto per la “triste” vicenda dei quartieri piombinesi che da mesi vivono nel limbo a causa dell’opposizione da parte del PD alla sentenza del TAR, in un altro problema serio per l’amministrazione comunale di Piombino guidata da Massimo Giuliani. Siamo comunque tutti in attesa di vedere il video del Consiglio comunale sul sito ufficiale dell’amministrazione.

Perché dopo l’esposto presentato da Francesco Ferrari alla Procura il pubblico ministero Antonio Di Buglio ha ritenuto opportuno aprire un fascicolo sulla vicenda, iscrivendo così il sindaco di Piombino nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di “abuso d’ufficio”, e nei giorni scorsi i Carabinieri hanno acquisito in comune le due delibere e gli altri atti relativi alla vicenda. Bisognerà attendere la fine delle indagini preliminari per conoscere gli sviluppi del caso, con l’ipotesi prevalente che la procura possa richiedere al Gup il rinvio a giudizio per Giuliani e per eventuali altri coinvolti. Ovviamente ci vorranno mesi, se non anni per l’eventuale processo.

Comunque maggioranza ancora fuori dall’aula per protesta contro le interrogazioni, questa volta quattro sul piano collettivo di sorveglianza balneare della Costa Est, nel quale fu affidato in maniera diretta l’incarico alla moglie del sindaco, allora assessore. Poi è rientrato in aula e ha deciso di rispondere l’assessore Marco Chiarei, che ha parlato anche di decadimento della politica, riferendosi all’esposto presentato da Ferrari. Risposta che è stata comunque ritenuta dalle opposizioni ancora insoddisfacente. Come non ha fatto presa la replica di Chiarei che ha sostenuto di voler fare un passo avanti per migliorare i rapporti istituzionali che questa vicenda ha minato, per recuperare il confronto istituzionale, politico e partitico degno dell’aula consiliare. Inoltre Chiarei ha messo agli atti la risposta scritta, che potete leggere al termine di questo articolo.

Un appello che comunque non ha fatto presa sulle opposizioni. «I rapporti – ha ricordato per esempio Callaioli – sono stati minati da tempo da questa maggioranza, basti citare la vicenda dei consigli di quartiere», mentre il consigliere Ferrari ha sentito la necessità perfino di inviare alla stampa una nota specifica sull’argomento.

il Vice Sindaco Ferrini Stefano

il Vice Sindaco Ferrini Stefano

«L’amministrazione comunale – commenta il consigliere Ferrari – continua a non rispondere all’interrogazione. Dopo il “non vogliamo rispondere” del vicesindaco Ferrini al consiglio comunale del 30 novembre, alla seduta dell’8 gennaio I’assessore Chiarei ha parlato ma non ha risposto: non ha detto perché si è proceduto con assegnazione diretta anziché con bando pubblico; non ha detto quali altri operatori furono coinvolti ne’ in che modo siano stati invitati a manifestare l’eventuale interesse alla gestione della sorveglianza balneare; non ha detto niente in merito al conflitto di interessi Sindaco-moglie.

Perché queste erano le domande poste nell’interrogazione e soltanto su queste vi era l’interesse della cittadinanza ad avere una risposta.
L’assessore ha invece glissato, gettando purtroppo ancora più ombre e perplessità sulla vicenda.

L’unica cosa chiara che si capisce dalla risposta – continua Ferrari – è che non è vero quello che disse il Sindaco ai media dopo la notizia dell’esposto, quando incalzato sul perché nell’anno 2014 comparisse in convenzione il nome della moglie e l’anno successivo no, disse che dal 2015 la Capitaneria di Porto non pretendeva più che il nome del responsabile comparisse in convenzione.

Chiarei ha invece speso il suo tempo a dare lezioni di “correttezza politica” al sottoscritto; perché secondo i nostri amministratori il cittadino che rileva un presunto illecito e presenta un esposto in Procura mette in atto una forma di “degrado della politica”.

Io credo – continua – che il degrado della politica sia piuttosto il presunto conflitto di interessi che ha portato a fare l’esposto. E incuriosisce che ci si scandalizzi tanto se qualcuno pone il dito su un apparente conflitto di interessi, quando la sinistra che oggi è al governo ha basato per anni la propria linea politica unicamente sui conflitti di interessi degli altri. E finiamola con le accuse che mi sono state rivolte di “attacco personale” al Giuliani ed ai suoi familiari: mai ho avuto tale scopo è mai l’avrò: il dire una cosa del genere e’ soltanto un tentativo per gettare fumo negli occhi alla cittadinanza».

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RISPOSTA SCRITTA DELL’ASSESSORE MARCO CHIAREI

L’amministrazione comunale conferma la piena legittimità dell’affidamento diretto al Consorzio balneare del piano collettivo di salvamento sia per ragioni di unicità e tipicità del servizio che per la convenienza economica dell’ente Il Pcs nasce nei 2008, anno in cui il Comune di Piombino ha ottenuto per la prima volta la certificazione Bandiera blu. Tra i requisiti obbligatori vi è quello della sorveglianza balneare. Le ordinanze della capitaneria stabiliscono che per definire presidiata una spiaggia occorre un assistente bagnante ogni 80 metri lineari. E’ possibile derogare solo con Pcs organici che uniscano parti pubbliche e in concessione.
In particolare il Pcs copre circa 8 km di spiaggia di cui soltanto circa 2 km in concessione. Il Piano oltre a garantire il coordinamento unitario definisce l’assunzione della piena responsabilità della corretta attuazione del piano stesso, requisito indispensabile per ottenere la deroga. Questo apprezzabile risultato di unitarietà del presidio è percorribile solo con la collaborazione dei privati titolari delle concessioni. In mancanza di un Piano unitario il Comune per ottenere la Bandiera blu avrebbe dovuto collocare un bagnino ogni 80 metri sulla spiaggia pubblica per un totale di 75 torrette a un costo assolutamente insostenibile. Per verificare la congruità del costo sostenuto è stata svolta nel tempo più di un’indagine di mercato richiedendo preventivi ad altre società. Da tale indagine risulta un notevole risparmio per il Comune. Tutti gli atti sono pubblici e disponibili presso il servizio Ambiente.
L’indicazione o meno del nominativo del coordinatore di spiaggia all’interno del Pcs allegato alla delibera è indifferente in quanto l’art.1 comma 4 dell’ordinanza di sicurezza balneare 2013 (tuttora vigente) emessa dall’ufficio circondariale marittimo recita: “I comuni costieri e le associazioni di concessionari che intendono organizzare il servizio di salvamento per conto dei propri associati devono far pervenire all’autorità marittima le generalità del legale rappresentante dell’impresa affidataria, o comunque il nominativo della persona responsabile dell’attuazione del Piano”. Pertanto nel Pcs allegato alla delibera 95/2014 erano presenti entrambi i nominativi, mentre nel Pcs allegato alla delibera 82/2015 vi era soltanto il nominativo del legale rappresentante da cui discende che nell’art.4 della convenzione (tra Comune e Consorzio balneare) si richiede espressamente l’indicazione del nominativo del coordinatore di spiaggia.
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Scritto da il 11.1.2016. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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