EDITORIALE: LE LISTE NON HANNO PAURA. E I PARTITI?

L’EDITORIALE                                   di Giuseppe Trinchini trinchini

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Corriere Etrusco “numero 45” del 21 febbraio 2014.

Piombino (LI) – L’avvicinarsi alle elezioni di maggio sta creando simpatici paradossi a Piombino: politici che fondano una lista civica e che non «comprendono il motivo per cui alcuni partiti politici si trasformino in liste civiche o, peggio ancora, si mascherino dietro di esse». Oppure partiti decotti o peggio esistenti solo sulla carta che, sostituendosi al “partito” rispondono in modo sibillino a chi fa accuse precise, e che, coerentemente, a suo tempo è uscito dalla maggioranza di governo proprio perché non condivideva determinati modi di agire.

Di certo c’è solo che ad oggi oltre alla coalizione formata da PD, Comunisti Italiani e IDV alle prossime elezioni parteciperanno almeno tre liste civiche (Ascolta Piombino, Un’altra Piombino e Spirito Libero), una Lista popolare al cui interno parteciperà anche l’UDC, il Movimento 5 Stelle, Rifondazione comunista; mentre siamo in attesa di sapere come si muoverà la destra che attualmente conta due circoli “Forza Silvio”.

Tutti parlano del futuro della città, ma in pochi, se non nessuno, affrontano l’unico vero problema di questo territorio: la grande industria. In questi anni la diversificazione, complice la crisi perdurante dal 2008 non ha sopperito, se non in modesta misura, all’apporto economico prodotto sul territorio da Lucchini e dal suo indotto. E dopo venti anni di crisi siderurgica la “fabbrica” è ancora il principale volano economico della città.

Qualsiasi programmazione, volente o nolente, obbligatoriamente dovrà riferirsi a quest’ultima, perché se il “miracolo arabo” non dovesse avvenire, il bisogno di lavoro o peggio la disoccupazione potrebbe scombinare qualsiasi previsione  politica e solo chi ha valutato tale ipotesi, elaborando un programma di “decrescita felice”, potrà gestire un ulteriore periodo di crisi che sarà solo parzialmente mitigato da uno sviluppo portuale ancora in divenire.

Giuseppe Trinchini

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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