LUCCHINI: ARRIVANO I COMPRATORI MA SI SPEGNE L’ALTOFORNO

La Lucchini di Piombino

La Lucchini di Piombino

Il commissario Lucchini Nardi ha concesso dieci ulteriori giorni alle aziende che nello scorso giugno avevano manifestato interesse per l’acquisizione dello stabilimento per confermare le proprie intenzioni. I pretendenti, il fondo svizzero Klesch e la cordata italiana composta da Duferco, Feralpi ed Acciaierie Venete, sembrano pronti a formalizzare le loro offerte che però non prevedono il mantenimento del ciclo integrale.

La scadenza del bando per il complesso Piombino-Lecco, pubblicato dall’azienda lo scorso 23 dicembre, è fissata per tutti al 20 gennaio. Chi però aveva già mostrato interesse nella precedente consultazione, è stato invitato a confermare la propria intenzione entro il 10 gennaio: un atto che permetterà agli interessati di poter usufruire del “confidential agreement”, ovvero, ad un accordo di riservatezza grazie al quale i concorrenti potranno visionare in anticipo informazioni sulla situazione economica e produttiva dell’azienda.

I due soggetti non si sono mai dichiarati interessati a mantenere in vita l’altoforno che, giunto ormai a fine corsa, sarà spento con conseguenze per il livello occupazionale facili da prevedere. Ma anche la soluzione auspicata da Nardi, cioè la costruzione di un forno elettrico sembra non poggiare su basi solide.
Una fonte industriale afferma che solo il piano di Klesch può prevedere la realizzazione di un forno green field, un investimento di circa 300 milioni mentre gli stessi rappresentanti della cordata italiana, per bocca del patron di Feralpi, Pasini, dichiarano: “noi non siamo interessati all’altoforno, ma abbiamo forti perplessità anche sul forno elettrico.” “L’interesse della nostra cordata c’è – conclude- ma siamo piuttosto freddi”.

Viene accolta con scetticismo anche un’altra delle ipotesi messe in campo da Nardi, quella di investire nel Corex dopo la cessione della cokeria. Un’altra proposta che rischia di rimanere lettera morta.

In questo inseguirsi di indiscrezioni e scadenze rimane come data spartiacque il 20 gennaio: oltre ad essere il giorno di chiusura del bando è stato indicato come termine ultimo per ordinare il materiale necessario a mantenere in vita l’Afo fino a metà febbraio: un ordine che Nardi non sembra intenzionato a fare.

Resta il dato politico: gli svizzeri di Klesch sono gli stessi che a settembre 2012 avevano avanzato una proposta  che prevedeva “l’acquisto di laminatoi, con la separazione degli impianti a caldo e la costruzione di una acciaieria elettrica” (Il Tirreno, 26-10-2012). Lo stesso piano industriale ripresentato oggi. Intanto sono passati 15 mesi in cui il valore economico-finanziario della Lucchini e dei suoi prodotti ha subito un calo verticale. Speriamo non irreparabile.

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Scritto da il 10.1.2014. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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