LUCCHINI: I SINDACATI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI ZANONATO

gli striscioni messi dagli operai Lucchini

AGGIORNAMENTO – Serata carica di tensione al Rivellino venerdì 18 ottobre, con i sindacati e il sindaco che si sono presentati con circa un ora di ritardo. Gli operai erano già abbastanza nervosi durante l’attesa al Rivellino grazie anche alle  notizie non molto confortanti che erano giunte a mezzo stampa. I sindacati per prima cosa hanno chiesto  a gran voce le dimissioni di Zanonato, perché non si può avere un ministro che si disinteressa della siderurgia e del lavoro fino al punto di lasciare un territorio a se stesso in balìa degli eventi.

Il sindaco Anselmi, che nell’occasione era molto preoccupato per il destino dello stabilimento,  ha cercato di dare parole di conforto, nonostante qualche grido di protesta si levasse dal pubblico. Ha invitato a restare coesi e fare di tutto per dimostrare al governo che questo territorio vuole ancora uno stabilimento funzionante e che la chiusura dell’altoforno non sarà sostituita dal forno elettrico prima di 24 mesi e dal corex prima di 36 mesi.

E come sostiene il sindacato, non si possono tenere a casa i lavoratori per anni con gli ammortizzatori sociali,  ma bisogna aggiungere un accordo che comprenda gli impianti in marcia, anche perché l’operazione di tenere a casa tutta questa forza lavoro costerebbe ben più che mantenere in vita l’altoforno.

La serata si è conclusa con la programmazione del prossimo appuntamento che sarà il “consiglio di fabbrica” di lunedì pomeriggio in cui verranno decise le prossime mosse.

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Piombino (LI) – Niente di concreto nell’incontro di oggi a Roma, e questo preoccupa i sindacati  Fim, Fiom e Uilm che sono decisamente insoddisfatti dopo l’incontro con il sottosegretario allo sviluppo economico Claudio De Vincenti. Tanti discorsi, come sempre, ma nessuna certezza.

Anche se c’è stata una apertura sulle  prospettive future da parte del governo, i sindacati oggi hanno il problema di come far riscuotere il prossimo stipendio per quei circa 1000 lavoratori a rischio in caso di spegnimento dell’altoforno. Nel  consiglio di fabbrica convocato per questa sera alle 22 nel presidio del Rivellino i sindacati decideranno quali ulteriori azioni intraprendere. Poi ci dovranno essere le assemblee in fabbrica. La lotta certo continua per salvare lo stabilimento e Fim, Fiom e Uilm non hanno certamente intenzione di arrendersi.

Il governo ha preso l’impegno di parlare con il vice commissario europeo Antonio Tajani per quanto riguarda la questione dei fondi europei per finanziare il corex e gli altri investimenti, e ha dato riscontro positivo al forno elettrico.

Per quanto riguarda la Lucchini il tavolo è stato nuovamente convocato tra 15 giorni anche se ormai è una corsa contro il tempo rispetto alla prevista chiusura a fine anno dello stabilimento, una struttura che dà lavoro a 5 mila persone. I sindacati hanno detto di apprezzare l’impegno del governo per la riconversione ma chiedono di lavorare per «mantenere accesso l’altoforno in modo da garantire il lavoro ai 3 mila dipendenti diretti della fabbrica».

Gli operai sono tutt’ora presso il Rivellino con i loro rappresentanti sindacali e questa sera, alle 22, si riuniranno in assemblea, aperta a tutti, per discutere sul da farsi. Anche questa notte alcuni di loro continueranno ad occupare il Rivellino nel centro storico di Piombino per mantenere alta l’attenzione sul futuro dell’altoforno e degli operai che vi lavorano.

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ROSSI: “LAVOREREMO PER DEFINIRE QUESTO PROGETTO IN TEMPI RAPIDI”

”Oggi abbiamo l’impegno positivo del governo a supportare il progetto di conversione ecologica di Piombino e a puntare all’obiettivo della tecnologia Corex e del forno elettrico, sul mantenimento del laminatoio, sull’utilizzo della cokeria e poi sulla valorizzazione del porto per la rottamazione delle navi. È un progetto avanzato dalla Regione e condiviso tra tutti i soggetti che erano intorno al tavolo”. Lo ha detto il presidente della regione Enrico Rossi al termine della lunga riunione a Roma.

“Lavoreremo per definire questo progetto in tempi rapidi – ha proseguito – Ci ritroveremo già fra quindici giorni. E poi porteremo questo progetto a Bruxelles all’attenzione del commissario Tajani, per verificare la possibilità di finanziare il progetto con risorse comunitarie, oltre che nazionali e della Regione”.

Il presidente Rossi ha parlato al termine dell’incontro al Mise sulla Lucchini, a cui erano presenti anche l’assessore regionale Gianfranco Simoncini, il sindaco di Piombino Gianni Anselmi e i rappresentati sindacali sia nazionali che locali.

”La valorizzazione del porto in particolare, sulla quale noi ci siamo sempre battuti – dice Rossi – e’ stata condivisa da tutti. Piombino sarà un porto attrezzato per la rottamazione delle navi che, con la presenza dell’industria siderurgica a chilometri zero, potrà contare su sicuri vantaggi competitivi e trovare così nuove occasioni di lavoro. Tutto questo renderà più appetibile il comparto industriale di Piombino e faciliterà anche la ricerca di imprenditori. C’è poi la disponibilità del governo a farsi carico della fase transitoria.”

“I lavoratori chiedono che rimanga aperto l’altoforno – prosegue Rossi – ma il governo su questo ha opinioni e vincoli diversi. Anche se c’è l’impegno a mantenere in attività l’azienda. Tuttavia l’importante è che Governo, Regione e Comune lavorino insieme per definire questo progetto, si presentino insieme a Bruxelles per poi confrontarsi con i lavoratori avendo un progetto con risorse e tempi precisi per realizzare la conversione ecologica della siderurgia a Piombino”.

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UILM, NESSUNA CERTEZZA,NUOVO TAVOLO TRA 15 GIORNI

”Ad oggi non c’è certezza su prospettive, tempi e scelte industriali”. Così il rappresentante per la Uilm al tavolo per la Lucchini di Piombino, Luigi Gambardella, a margine dell’incontro in corso al ministero dello Sviluppo. Il prossimo appuntamento è fissato tra 15 giorni. ‘In attesa di un quadro di certezze, occorre un intervento ‘straordinario’ del governo per garantire la continuità produttiva di Piombino e per governare la transizione affinchè i lavoratori non paghino il costo sociale”, conclude il sindacalista.

“Apprezzo lo sforzo del governo che si impegnerà di qui alle prossime due settimane, quando è previsto un nuovo incontro, a un progetto di reindustrializzazione dell’area di Piombino”. Lo afferma sempre il rappresentante della Uilm al tavolo per la Lucchini, Luigi Gambardella, che chiede al governo di lavorare per ”mantenere accesso l’altoforno in modo da garantire il lavoro ai 3 mila dipendenti diretti della fabbrica”. ”Rimane infatti un nervo scoperto -spiega il sindacalista – la questione della transizione che chiederà anni e un costo sociale elevato che il governo dovrà cercare di ridurre al minimo”.

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Scritto da il 18.10.2013. Registrato sotto Economia, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

4 Commenti per “LUCCHINI: I SINDACATI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI ZANONATO”

  1. libero pensatore

    Io mi domando come fa Rossi ad essere ottimista ma anche noi a chiedere le dimissioni del Ministro, dico ciò perché questo non è il primo incontro fatto a Roma, questo non è il primo Ministro e politico con cui abbiamo parlato e a volte mi domando, ma siamo noi che sbagliamo le richieste oppure sono loro a Roma che se ne fregano di noi. Mi piace pensare che sia Roma a fregarsene di noi, però noto che in quest’ultimo anno abbiamo parlato con altri ministri, sottosegretari, dirigenti e tutti ci rispondono in maniera negativa, ma siamo davvero sicuri che siano loro a fregarsene di noi o in realtà siamo noi che sbagliamo le richieste?

  2. lino

    In uno Stato come il nostro giunto alla fine dei suoi giorni floridi e delle sue possibilità di riscatto, nel pieno di una crisi più italiana che europea molto grande sarà il deserto che la città di Piombino dovrà attraversare perchè molto grande è stata l’insipienza dei suoi rappresentanti istituzionali di questi ultimi anni.
    Tra questi ha brillato la figura di Anselmi un uomo con in testa un progetto tale da consentire a questa città una svolta epocale, così lui affermava.
    Rammento, infatti, dopo il voto del 2009 una sua intervista alla Repubblica nella quale egli affermava, se non sbaglio, che pur avendo ballato su tanti problemi un progetto per la città ce l’aveva e ci puntava.
    Ora siamo ai bilanci finali e nessuno dei piombinesi ha compreso su quale progetto puntasse il loro sindaco.
    Tutto è naufragato come la Concordia che ora disperatamente si vuole portare qui come se fosse una mucca gigantesca dalla quale tirare per lungo tempo e copiosamente il latte. Temo che non sarà così perchè l’estemporaneità non paga anzi spesso accresce il disagio se praticata in un ambito dove è necessaria competenza, esperienza, strutture all’altezza e regole certe.
    Ora i capitoli del tema sarebbero molti ma rimaniamo sul più importante e il più preoccupante: Lucchini.
    Ieri i sindacalisti ( a proposito siamo sicuri che siano in grado di svolgere bene il loro mestiere ) e il sindaco sono tornati da Roma senza aver ottenuto nulla se non una serie di discorsi di nessun valore pratico. Promesse, come sempre a Roma ricevono le varie delegazioni di manifestanti che li si presentano senza avere in testa una seria piattaforma rivendicativa.
    I nostri cercavano soldi, comunque soldi da chiunque fosse stato in grado di darli per mantenere in vita un morto che cammina: altoforno.
    Tutti noi, io forse più di molti altri , siamo sull’orlo di una crisi di nervi dovuta alla mancanza di prospettiva.
    Il sindaco però tra un pianto e l’altro, come si legge sulla stampa, sembra si stia dando molto da fare con la collaborazione di politici sodali per trovare una sua buona via di uscita :
    la presidenza dell’Autorità Portuale a 240 mila euro l’anno.
    Per favorire questo ha visto bene di astenersi dall’indicare come rappresentante istituzionale di Piombino un nome per la terna dei candidati così come detta la legge.
    Cioè non ci sono persone più adatte di lui per tale compito.
    Egli probabilmente si stima il più adeguato ed è pronto a lasciare la carica di sindaco in un momento di disperazione collettiva per ricoprire una poltrona da 10000 euro al mese.
    Schettino non si comportò analogamente?
    Montò su una scialuppa e andò a comprarsi dei vestiti asciutti al Giglio.
    Tanti saluti ai naufraghi.
    Questo esempio basterebbe e avanzerebbe, se ciò avvenisse, per qualificare un politico e un amministratore che affermava di avere “un progetto mobilitante, che faccia avvicinare sempre persone nuove e le faccia discutere”.
    Ecco, speriamo davvero che le persone decidano di discutere seriamente e non si facciano di nuovo incantare da questi suonatori di piffero.
    Se così fosse Manciulli, Tortolini, Velo,Rossi, Guerrieri e Anselmi andrebbero in giro alla ricerca di un lavoro normale e non di una CADREGA d’oro.

  3. piero

    bellissimo il post di Lino. Complimenti per la lucida analisi. Siamo davvero al fallimento di una classe politica senza che nessuno di loro torni a fare un lavoro qualsiasi, ammesso che l’abbiano mai fatto.

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