“CAMPIGLIETO”: INIZIATIVE E POLEMICHE

campiglia_marittima1Campiglia M.ma (LI) – Non accennano a placarsi le polemiche tra i sostenitori della fusione e chi continua a preferire l’Unione dei Comuni come unica strada per garantire un futuro alla Val di Cornia. In questa atmosfera istituzionale da “si salvi chi può”, vediamo le iniziative organizzate dal Comitato per il SI per informare i cittadini dei due comuni in vista del referendum consultivo di settembre. Di seguito riportiamo due interventi, uno favorevole alla fusione dell’ex Consigliere Raspolli ed uno contrario del Capogruppo di Comune dei Cittadini, Massimo Zucconi.

«Il Comitato per il SI alla fusione dei Comuni di Campiglia M.ma e Suvereto ha iniziato ad operare per delineare un programma di iniziative e di proposte progettuali da sottoporre ai cittadini e alle forze politiche, attraverso l’attività di due gruppi di lavoro, il primo sulla organizzazione di incontri e comunicazione, l’altro sugli aspetti relativi agli assetti organizzativi e programmatici, che faranno riferimento al Coordinamento del Comitato.

Le ragioni del SI e le proposte concrete saranno esposte in incontri programmati nei mesi di Giugno e Luglio con i cittadini di Campiglia, Venturina, Suvereto e delle frazioni più piccole del possibile futuro Comune unico, evidenziando tutte le opportunità e i vantaggi derivanti dalla fusione, con riguardo e nel rispetto delle idee e delle preoccupazioni di chi privilegia altri percorsi.

I progetti e le idee del Comitato per il SI saranno oggetto di confronto, oltre che con i cittadini, con le Associazioni sindacali e di categoria, con le Associazioni del volontariato e con i Partiti e movimenti presenti sul territorio e saranno inserite sul sito del Comitato per il SI a disposizione di tutti coloro che, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, intendano con le loro idee contribuire costruttivamente ad un progetto di fusione.  Il nostro  obbiettivo, nel quadro attuale di grandi difficoltà economiche delle Amministrazioni comunali,  è , non solo il mantenimento,  ma il miglioramento dell’efficienza e della qualità dei servizi ai cittadini, attraverso la possibile razionalizzazione delle spese di gestione, attraverso i risparmi sui costi della struttura politica e della organizzazione burocratica, che solo una dimensione rappresentata da un Comune di oltre 16.000 abitanti può  realizzare. In aggiunta a questo, per quanto non  decisive ma certamente rilevanti, si debbono considerare le risorse economiche aggiuntive attivate dalla fusione, ai sensi delle leggi vigenti, e che ammontano complessivamente ad oltre 16 milioni di euro derivanti dalla Regione Toscana per complessivi Euro 2.500.000 nei prossimi cinque anni, dallo Stato per Euro 7.000.000 nei prossimi dieci anni e per euro 7.200.000 disponibili da subito per gli investimenti programmati derivanti dalla esclusione dal patto di stabilità.

L’attuale quadro politico punta inevitabilmente ad una riforma degli assetti istituzionali nazionali, con la prevedibile prossima  eliminazione delle Province e una riorganizzazione ed accorpamento degli Enti locali , le disposizioni normative già vigenti impongono entro la fine di questo anno ai Comuni più piccoli l’obbligo di associare tutte le funzioni , cioè tutta l’attività, in convenzione con un Comune vicino, che significa di fatto affidare ad altri le decisioni, rendendo sostanzialmente vuota di contenuti la mantenuta autonomia.

La soluzione prevista dell’Unione dei Comuni , al di là della valutazione sulla opportunità della creazione di una nuova  sovrastruttura, con un suo apparato e nuovi costi, alla quale affidare tutte le funzioni,  ci pare difficilmente praticabile allo stato attuale considerate le scelte praticate in altri Comuni  facenti parte di quello che era stato il Circondario. San Vincenzo e Sassetta guardano a nord verso Castagneto Carducci e Piombino alla Provincia di Grosseto (di prossima eliminazione?).

Il Comune unico Campiglia Suvereto, con le  caratteristiche di omogeneità ed integrazione del suo territorio, rappresentate dal valore riconosciuto dei suoi centri storici, da una agricoltura di qualità, dall’interesse turistico e dalla potenzialità delle strutture termali, dalla presenza diffusa ed importante delle attività della piccola e media impresa  artigianale e commerciale, può costituire un punto di riferimento e di peso nelle relazioni con la Regione e nella condivisione di una politica di un’area più vasta rappresentata dall’alta Maremma , che non può e non deve escludere una  prospettiva di accordi futuri da definire».

Leo Bruscoli – Coordinatore Comitato Comune Unico Campiglia Suvereto

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Questo l’intervento dell’ex consigliere comunale Raspolli.

«Il ” Comitato per il NO “ è contrario alla fusione tra Campiglia e Suvereto ma non propone neppure l’Unione tra i nostri due Comuni. Propone invece l’Unione di 5 Comuni della Val di Cornia. Mi sembra una posizione singolare perché i cittadini di Campiglia e Suvereto possono ben decidere per i LORO Comuni, ma non possono certamente sostituirsi ai cittadini o alle Amministrazioni Comunali di Piombino o San Vincenzo e decidere per loro.

La fusione tra Campiglia e Suvereto è la presa d’atto che ora l’Unione dei 5 Comuni è impraticabile per il diverso parere della maggioranza delle Amministrazioni e dei cittadini del resto della Val di Cornia ed infatti è sul tavolo da 15 anni senza avere prospettive di sbocco. Facciamocene una ragione e non diamo colpa al fato avverso e cattivo. Quando le idee non vanno avanti è segno che vanno cambiate.

D’altronde tutto l’assetto istituzionale è in discussione e, con la soppressione delle Province, avremo una diversa legislazione sulle forme di collaborazione e di integrazione tra Comuni. L’unica cosa certa è che i Comuni continueranno ad essere una forma essenziale di organizzazione dello Stato e dei servizi. E’ per questo che è importante costruire un Comune che abbia le dimensioni per organizzare al meglio i servizi per i propri cittadini, utilizzando i finanziamenti straordinari che supereranno i 16 milioni di €. e che rimanga del tutto aperto alle forme di collaborazione e di integrazione che saranno possibili sia nella Val di Cornia sia in territori più vasti.

Insomma la fusione non è ostacolo, anzi stimolo e spinta verso la sovracomunalità, ma è anche, nel contempo, una azione possibile ora, concreta e conveniente.

A fronte di questa proposta che comporta un profondo ammodernamento ed una crescita dei servizi pubblici ai cittadini il “Comitato per il NO” non propone alternative, se non una ipotesi di Unione di tutti i Comuni della Val di Cornia che non è oggi realistica e non è l’oggetto del referendum che si terrà, a Campiglia e a Suvereto, nel prossimo autunno.

Una vittoria del NO porterebbe quindi solo all’immobilismo perché non realizzerebbe, in positivo, nessun obbiettivo e questo sarebbe un disastro per i cittadini. Anche Rifondazione Comunista, dopo il solito attacco in cui commenta i “fallimenti del PD” (e devo dire che nel settore fallimenti hanno una certa esperienza) conclude con un invito pressante a non fare nulla. Immobilismo, conservazione, paura del futuro. Non sono cose da progressisti e non sono l’orizzonte di una zona che dell’innovazione ha sempre fatto il proprio orizzonte.

Con l’immobilismo predicato da chi si crede, anche ingenuamente, di sinistra, Suvereto perderebbe infatti ogni controllo sui servizi pubblici ed entrambi i Comuni sarebbero costretti, dai tagli ai propri bilanci e dagli elevati costi della politica e della burocrazia, a ridurre i servizi ai cittadini.

E’ quindi con serena convinzione che viene proposto il SI al prossimo referendum, consapevole che il meglio in fatto di volontariato ed identità locale verrà migliorato mentre le burocrazie ed i costi della politica verranno ridotti».

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E la replica di Zucconi all’intervento rilasciato alla stampa locale dal Consigliere PD Cerrini:

«Al giovane consigliere del PD Enrico Cerrini dico di continuare a riflettere, come sta facendo, senza cedere alle semplificazioni di comodo, come spesso fa la politica. Voglio poi rassicuralo sul fatto che nelle mie opinioni non c’è niente di strumentale, ma la convinzione di essere di fronte ad un delicato passaggio che può comportare la definitiva scomparsa della Val di Cornia dal panorama politico-istituzionale. Sono convinto da decenni che per innalzare la nostra capacità di governo servono dimensioni più ampie di quelle dei singoli Comuni. I fatti lo hanno ampiamente dimostrato. Nessun Comune, da solo, può produrre idee e progetti all’altezza della crisi, oggi più di ieri; neppure Piombino alle prese da tempo con una grave crisi industriale. Quando si parla di agricoltura, turismo, beni culturali non è immaginabile recedere dalla dimensione minima della Val di Cornia. Lo stesso vale per le infrastrutture (strade, ferrovie, porto) e più in generale per i servizi come la sanità, le risorse idriche, la difesa del territorio, l’ambiente, l’istruzione secondaria e la formazione professionale. Per questo qui, in passato, sono state sperimentate politiche sovracomunali.

La mia valutazione è che in quelle esperienze sia mancata la necessaria determinazione, con evidenti incoerenze (basti pensare alla pianificazione coordinata che non c’è più da tempo), con inutili sprechi e sovrapposizioni tra uffici dei Comuni e uffici del Circondario. In sostanza è mancata la capacità di attuare un serio processo di riforma. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a decisioni unilaterali, ricatti e perdita di coesione tra i Comuni che hanno riacceso legittime preoccupazioni in chi teme la perdita d’identità delle singole comunità e l’allontanamento dei servizi dai cittadini.

Non mi meraviglio del no di tutti i Comuni della Val di Cornia alla proposta di Piombino di andare subito al Comune unico: è il frutto di un fallimento politico sul quale avrebbero dovuto riflettere le nostre amministrazioni e il PD per primo.

Invece si è lasciato spazio alle vie di fuga più disparate, dalla migrazione solitaria di Piombino verso la Provincia di Grosseto, alla minifusione Campiglia Suvereto, alle intese isolate di San Vincenzo e Sassetta con i Comuni della bassa Val di Cecina. Così si mette la parola fine alla Val di Cornia proprio nel momento in cui, con il superamento delle Province, dovranno essere trasferite ai territori nuove funzioni in grado di avvicinare i servizi ai cittadini e alle imprese con maggiore efficienza, minore burocrazia e minore spese. Per favorire questo processo occorre che i territori omogenei, come la Val di Cornia, si dotino di strumenti adeguati per il necessario riordino amministrativo.

Non sarà il Comune Campiglia Suvereto ad offrire questo scenario. Molto più verosimilmente otterremo di ridurre l’identità di Suvereto (uno dei Comuni più noti e caratterizzati della Val di Cornia) e di allontanare il processo di riordino sovracomunale di cui c’è davvero bisogno. Spenderemo soldi ed energie per ottenere un danno o, nella migliore delle ipotesi, un risultato inadeguato.

Per questo penso che si debba riprendere il cammino da dove irresponsabilmente è stato interrotto, costituendo l’Unione dei Comuni della Val di Cornia per farli lavorare insieme, da subito. Non è questione marginale e non c’è tempo da perdere. In gioco c’è la capacità di rispondere ai bisogni reali di questi territori, a partire dalla drammatica domanda di lavoro. Io sento questa responsabilità e sento che stiamo andando altrove».

 

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Scritto da il 31.5.2013. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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