CAMPIGLIETO: FUSIONE, IL SI DELLA REGIONE, IL NO DELLE OPPOSIZIONI

campiglia_marittima1Val di Cornia –Novità sulle unioni dei Comuni. La giunta della Regione Toscana infatti ha approvato una proposta di legge che dovrà essere discussa dal Consiglio regionale e che prevede un referendum consultivo che si svolgerà probabilmente in autunno. Questo passo riguarderà anche Campiglia e  Suvereto, ma sull’unione di questi Comuni si confermano i no delle opposizioni. Di seguito riportiamo la comunicazione della Regione Toscana, e gli interventi integrali di Alberto Primi (Comitato per Campiglia) e di Giuliano Parodi (Uniti per Suvereto).

Nella Toscana dei campanili, che poi a conti fatti ha molti meno comuni di altre regioni del nord, continuano a crescere le amministrazioni che scelgono di fondersi. Alti quattro comuni ne hanno fatto richiesta e dal 1 gennaio 2014  potrebbero diventare due.  Si tratta dei comuni di Campiglia Marittima e Suvereto (16.510 abitanti), in provincia di Livorno, e di Casciana Terme e Lari (12.517 abitanti), in provincia di Pisa.

La giunta ha approvato oggi una proposta di legge presentata dall’assessore agli enti locali Vittorio Bugli che dovrà essere discussa dal Consiglio regionale e che prevede un referendum consultivo che si svolgerà probabilmente in autunno. Un percorso identico a quello che ha già visto i cittadini chiamati alle urne in quattordici comuni la scorsa settimana, con i “si’” alla fusione che hanno prevalso in sei casi – a Fabbriche di Vallico e Vergemoli, a Figline e Incisa Valdarno e a Castelfranco di Sopra e Pian di Scò – e i “no” che sono stati invece più numerosi all’isola d’Elba. Il prossimo 16 giugno è già stato fissato un altro referendum per la fusione dei comuni di Castel San Niccolò e Montemignaio.

I vantaggi per i Comuni fusi – Le fusioni, che aiutano a risparmiare nella gestione dei servizi ed offrire con le stesse risorse servizi migliori, sono sostenute finanziariamente dalle Regione. Ogni Comune che si fonde può contare oggi su 250 mila euro l’anno per cinque annidi maggiori contributi regionali, fino ad un massimo di un milione di euro per fusione. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione e sono il 20 per cento, per dieci anni, dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010. I Comuni che si fondono sono anche esentati per 3 anni dal rispetto del tetto del patto di stabilità e in questo modo possono far ripartire gli investimenti.

Le Unioni di Comuni  – Non ci sono comunque solo i Comuni che decidono di fondersi. Sempre più amministrazioni, pur senza diventare un comune unico, scelgono in Toscana di gestire insieme più funzioni. E non si tratta solo dei comuni obbligati per legge: ovvero quelli sotto 5.000 abitanti (soglia che si abbassa a 3.000, nel caso di comuni montani). Lo fanno dando vita ad Unioni di Comuni, con un sindaco dell’Unione e un suo consiglio, oppure con una convenzione, ovvero firmando una sorta di contratto dove i Comuni mantengono la propria autonomia ma decidono insieme che uno (per tutti) svolga una funzione piuttosto che un’altra. In Toscana oggi sono 25 le Unioni di Comuni e coinvolgono 156 amministrazioni. I Comuni obbligati a gestire funzioni fondamentali in modo congiunto sono 107 su 287.

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 Questo invece il commento di Alberto Primi (Comitato per Campiglia).

«Recentemente è stata diffusa una bozza della modifica della legge regionale 1/2005 (norme per il governo del territorio). Uno degli aspetti da sottolineare è la promozione della redazione di piani strutturali e regolamenti urbanistici unitari su territori omogenei e quindi comprendenti comuni della stessa provincia o di provincie confinanti. Vengono cioè riaffermati i criteri seguiti per tantissimi anni in Val di Cornia. Qui infatti furono istituiti il Circondario della Val di Cornia, la redazione di Piani regolatori generali unitari   riguardanti i comuni di San Vincenzo, Campiglia Marittima,  Piombino, Suvereto e Sassetta e la fondazione della Società Parchi della Val di Cornia.

In questi ultimi anni i sindaci si sono mossi in senso del tutto contrario. Infatti allo scioglimento del Circondario, malgrado le promesse, non è seguita la formazione di nessuna istituzione equivalente : il Comune di San Vincenzo si è guardato bene dal fare un Piano Strutturale insieme a Campiglia Marittima, Suvereto e Piombino, il Comune di Piombino ha ultimamente “scippato “ i contributi dovuti alla Società Parchi mettendone in crisi il funzionamento e lo sviluppo futuro.

Possiamo allora dire che, mentre la Regione promuove un modo di fare urbanistica che supera i semplici confini comunali, i sindaci dei comuni della Val di Cornia si sono affannati in questi anni a  distruggere quello che oggi viene promosso e raccomandato..

Secondo il Comitato per Campiglia, l’attuale fregola di Piombino di andare in Provincia di Grosseto quando si sa che le provincie, almeno nella forma attuale, scompariranno, il desiderio di San Vincenzo di proiettarsi su Castagneto Carducci, la proposta di fusione dei Comuni di Campiglia e di Suvereto non sono altro che gli strascichi del miope municipalismo esaltato nell’era dell’assessore regionale Conti.

I presunti vantaggi di queste proposte, ormai fuori del tempo e lontani da processi culturali più attuali, sono tutti da verificare. Certo è che i minori costi si fanno con la riorganizzazione dei servizi e non con il risparmio sugli stipendi del Sindaco e degli assessori di un Comune piccolo come Suvereto, che ha diritto di mantenere una sua identità nella rappresentatività dei cittadini. Che questa nuova legge regionale vada ad intaccare gli interessi particolaristici delle amministrazioni locali, lo dimostra il giudizio nettamente negativo dato dall’ANCI toscana alla bozza di legge che, tra l’altro, è accusata di “ingessare il territorio”.

Questa frase fatta vuole solo dire che forse non sarà più tanto facile portare avanti speculazioni edilizie disastrose per il paesaggio e che i sindaci sperano ancora in un sistema economico andato totalmente in crisi a livello europeo.
I sindaci e i partiti politici che li hanno espressi, devono ormai fare i conti con una realtà complessa dove  è fondamentale la capacità di progettare nuovi modelli di vita e non  di affidarsi  alla vendita dei beni comuni.
In questo senso forse non farà male un poco di ingessatura proprio per permettere ad un territorio al quale sono state rotte molte ossa, di rimettersi in salute».

Comitato per Campiglia
Alberto Primi

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Abbiamo intervistato Giuliano Parodi, capogruppo della lista di opposizione Uniti per Suvereto in merito al progetto di fusione dei Comuni di Campiglia e Suvereto (Campiglieto), che ci ha illustrato alcune delle ragioni di opposizione a questo percorso (questo intervento è riportato integralmente anche sul numero 4 del settimanale cartaceo).

Abbiamo assistito all’apertura ufficiale dell’iter istituzionale per la fusione dei Comuni di Campiglia e Suvereto che si conclude con il referendum di settembre in cui i cittadini dovranno esprimere la propria posizione sulla vicenda. Ma cosa implica questo voto?

E’ evidente che si va a votare il nulla, salvo l’eliminazione degli attuali Comuni, mentre i cittadini vorrebbero conoscere il proprio futuro, senza delegare niente a nessuno. Ad oggi le amministrazioni non ci hanno presentato nessun progetto e sopratutto nessun dato certo su risparmi e miglioramento dei servizi su cui elaborare un ragionamento.

Molti parlano di benefici economici derivanti dalla fusione, di fondi che si sbloccheranno e di risparmi per le amministrazioni e i cittadini…

Non ci saranno risparmi anzi nasceranno altri costi. Regione e Stato, difficilmente saranno in grado di dare contributi, contributi che,se mai dovessero essere erogati, saranno disponibili l’anno successivo alla fusione: il che significa che il bilancio del comune unico del 2014 sarebbe fatto con le stesse entrate attuale.

Quali saranno le implicazioni per Suvereto, che è il comune più piccolo?

Non esistono tutele della Rappresentanza dei territori e i Municipi , se mai saranno istituiti non avranno autonomia decisionale. Suvereto è palese, diventerà una periferia dimenticata.

A che modello di gestione amministrativa si ispirerà il nuovo comune?

Partiamo dai numeri:17.000 abitanti, distribuiti su un territorio di 175 Kmq, circa gli stessi del Comune di Milano, in pratica un modello centralistico che allontanerebbe i cittadini dai loro eletti e dagli uffici, costringendoli, a numerosi spostamenti a carico loro, in una situazione dove, tra l’altro, ci sara’ una contrazione del trasporto pubblico.

La gestione unitaria secondo lei migliorerà l’efficienza dei servizi per il cittadino?

Poco credibile l’aspetto che riguarda il miglioramento dei servizi; in una fase storica come questa, di risparmi, tagli e presunte ottimizzazioni, quanti distretti sanitari locali, quante Stazioni di carabinieri, quanti Uffici postali, sarebbero chiusi o accorpati? A queste semplici domande dovrebbero dare risposta i nostri amministratori prima di imbarcare i cittadini verso una fusione.

Perché dal progetto dell’Unione dei Comuni, condiviso da tutti i programmi elettorali delle precedenti elezioni amministrative, oggi si arriva invece alla fusione?

Il PD governa in tutti i comuni della Val di Cornia, governa in Provincia e nella nostra Regione e quindi la scelta di non costruire una forte Unione dei Comuni, in questi anni sventolata come panacea di tutti i mali, è frutto semplicemente dell’incapacità amministrativa e organizzativa dei suoi rappresentati e della loro visione strategica del futuro. Uno dei motivi per dire NO alla fusione, e mi rivolgo a tutti i cittadini di Suvereto e di Campiglia, e di non lasciare che tutti i politici fallimentari della Val di Cornia, possano risorgere con una veste nuova.

 

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Scritto da il 29.4.2013. Registrato sotto Foto, politica, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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