«RICETTE CORSARE», PER NON NAUFRAGARE IN CUCINA – 96

Ricette Corsare a cura di Emilio Guardavilla

Novantaseiesimo appuntamento con la rubrica di cucina del Corriere degli Etruschi «Ricette Corsare» curata con passione dal nostro esperto Emilio Guardavilla. La rubrica presenta ogni settimana alcuni aneddoti tratti dalla vita dell’autore e un menù completo tutto da gustare.

 

RICETTE CORSARE


Rubrica di intuizioni culinarie e percorsi introspettivi per non naufragare in cucina. A cura di Emilio Guardavilla.

Il piano prevedeva che il Falorni, detto il Pestapiano, avrebbe soggiornato in qualità di clandestino sul peschereccio di  cui non aveva visto ancora la bandiera per un minimo di quattro settimane dall’insolito abbandono nave. Il periodo era stato concordato dalle parti contraenti come legittimamente sicuro per far calmare delle acque che ora erano calme davvero. Secondo lui sarebbero stati sufficienti anche meno giorni e meno miglia dalla costa che non vedeva per assicuragli un destino benevolo ma a quel punto non aveva più voce in capitolo e doveva per forza sottostare alle disposizioni che la ciurma gli imponeva seppur senza mancare di nessun rispetto alla sua persona e alla sua instabilità psicologica del momento. Un mese di esilio spontaneo era il prezzo che aveva scelto di pagare insieme a diverse migliaia di dollari per dimenticare ed essere dimenticato; come nella Legione Straniera, dove era stato suo cugino Masco dopo la guerra. Se avesse dimenticato, questo non poteva saperlo lui; il fatto era che nessuno aveva dimenticato lui e ciò che lo aveva fatto arruolare. Maledizioni che percorrevano terze generazioni ravvivavano il suo ricordo nel cuore e nella mente di tutti in paese e non certo con quella benevolenza che fa andar fieri di sé stessi. Sarebbe stato così anche per lui? Niente affatto; lui sarebbe stato ricordato come una vittima caduta sul lavoro, nel pieno adempimento del proprio dovere, sprezzante del pericolo, qualcuno avrebbe detto o pensato. Quello che era stato era stato. Una gioventù scapestrata, i guai con la giustizia divina e quella degli uomini ma soprattutto quella delle donne. Ora per i più sarebbe stato un caro estinto da ricordare se non affetto almeno con cristiana compassione. Quando si nasce siamo tutti belli, quando si muore eravamo tutti bravi, questo lo consolava fino a renderlo persino allegro.


381) Coppette Ostuni

Categoria: antipasto

Ingredienti: mazzancolle – pompelmo – lattuga – finocchio – pomodori ciliegina.

Preparazione: pulisci i crostacei e scottali al vapore. Nel frattempo tratta i pompelmi in modo da ricavarne dei contenitori da ogni metà e di salvaguardare come si deve la polpa. La polpa stessa va pelata a vivo e spezzettata, così come le mazzancolle una volta raggiunta la loro cottura. Trita la lattuga e il finocchi e amalgama con la polpa di pompelmo e quella dei crostacei. Con questo bendiddio riempi le scorze di pompelmo e servi.

Punto esclamativo: condisci con una signora citronette prima di servire.

Valore aggiunto: 40° 35’ 56” N, 17° 34’ 40” E sono le coordinate geografiche di Ostuni. Sempre meglio avere dei punti di riferimento nella vita.

 

Cloe aspettava la vita da donna anziana che non arrivava e che non conosceva. L’aveva letta, vista ed immaginata a occhi aperti ma non l’aveva mai sognata; non ci era mai riuscita pur avendoci provato con tutte le sue forze interiori. La sentiva vicina, quello sì. Se la sentiva crescere dentro ed invecchiare di pari passo con il suo corpo voluto e la sua anima soddisfatta. Sempre più vicino da quando il Pestapiano aveva risolto le promesse di anni con il contratto pirata al quale, da qualche parte non troppo lontano da lei, stava scrupolosamente ottemperando, nel bene e nel male. Cloe non sapeva ancora a quale stato di evoluzione fossero in realtà i fatti anche se gli accordi con gli amici degli amici avevano previsto che lei fosse stata avvertita non appena le danze sarebbero iniziate: ed in effetti era stato così, in forma anonima e riguardosa, il messaggio era stato recapitato puntuale al destinatario. Non ebbe né scosse né sussulti, brividi o moti di gioia da controllare; le venne spontaneo accettare lo stato di cose senza quegli entusiasmi, che, ormai lo sapeva bene, sarebbero stati duri da sopire. Nemmeno sorrise. Sospirò e continuò il suo da fare del momento rifiutando di pensare a quelle quattro settimane, a quanto fossero poco in confrontò all’eternità della sua solitudine e alla forza prorompente della sua passione. Volle rimanere indifferente al desiderio che inevitabilmente si era innescato ignorandolo a favore di brutti ricordi e nostalgie di sempre. Lo bandì dal suo immaginario con l’intenzione forte e premeditata di lasciarlo in quella condizione finché non avrebbe potuto uscire allo scoperto a scuoterle tutti i sensi. Allora lo avrebbe assecondato. Ancora però non era il suo tempo. Accartocciò il telegramma in codice in cui c’erano più stop che parole di senso compiuto, si sedette senza guardare dove si stava lasciando cadere e pianse lacrime che non asciugò.


382) Linguine Bloody Sunday

Categoria: primo piatto

Ingredienti: linguine di farro – gamberoni – radicchio rosso – olio extravergine di oliva – aglio – sale e pepe.

Preparazione: trita grossolanamente il radicchio e fallo soffriggere in pompa magna. Aggiungi i gamberoni sgusciati e tagliati in due, massimo tre pezzi, lasciandone magari qualcuno intero per la guarnizione. Porta a cottura i gamberoni prestando attenzione a non farli asciugare troppo; verrebbero snaturati inutilmente e il piatto perderebbe la sua dignità originale.

Punto esclamativo: radicchio rosso di Treviso, che altro?

Valore aggiunto: “ogni maledetta domenica si vince o si perde. Si tratta solo di vedere se si vince o si perde da uomini”. E vero? No, sacrosanto.

 

Cloe era già una donna quando conobbe il Pestapiano alla Tintoria Tarantino, al 14 di Via Campanella ad Ostuni. Al sua arrivo in Italia qualche anno prima aveva soggiornato per un breve periodo di tempo nella capitale dove il lavoro mercenario del suo corpo le aveva permesso i trattamenti chimici necessari alla trasformazione che avrebbe reso giustizia alla sua indole naturale. Un tariffario competitivo ed un repertorio di servizi comunque limitato per la categoria lavorativa alla quale si era temporaneamente votata, gli avevano assicurato una clientela elitaria, fedele in quanto soddisfatta a pieno e che nell’arco di poco tempo aveva provveduto ad ogni fabbisogno economico. In strada aveva lavorato poco, lo stretto necessario per creare quella cerchia stretta ed affidabile di affezionati estimatori delle proprie prestazioni che in modo discreto e sicuro l’avrebbe amata ad ore e non frazioni di esse. Poi, aveva iniziato a ricevere a domicilio gestendo la sua attività come una piccola impresa, efficiente e competitiva; organizzata nel lavoro in ogni suo aspetto anche non prettamente operativo. Al momento era l’unico modo che riusciva a concepire per sentirsi donna a tutti gli effetti e come tale lo aveva accettato senza indugio; probabilmente non ve ne erano altri.

383) Cappone Bloody Saturday

Categoria: secondo piatto

Ingredienti: cappone, pomodori maturi, olive nere – aglio – olio – prezzemolo – peperoncino.

Preparazione: sfiletta il pesce con tutti i sentimenti, che alla fine della fiera è l’operazione discriminante per il buon esito di questo piatto. Mentre i filetti godono del meritato riposo lavora i pomodori e le olive in modo da renderli utilizzabili alla bisogna. Prepara il soffritto del secolo e aggiungi i pomodori che dovranno cuocere almeno una decina di minuti a fiamma vivace. Unisci il pesce e le olive fai cuocere altrettanto, abbassando un’idea la fiamma, semmai. Servi i filetti nappati col sugo di cottura. Ciuffi di prezzemolo solo ed esclusivamente a fornello spento.

Punto esclamativo: i pomodori maturi andrebbero bene anche in scatola però c’è un però.

Valore aggiunto: e il sabato? Non tutti i sabati possono essere considerati come una vigilia.

 

Gli interventi estetici a cui si era sottoposto, Cloe all’anagrafe risultava come Arnel Cruz, erano stati invasivi ma garbati nel loro decorso. La chimica, nel suo caso, aveva avuto il pregio e il merito di svolgere il suo compito con riservatezza e moderazione, lavorando solo laddove gli era stato richiesto. Sicuramente guidata da una mano sapiente e coscienziosa non aveva alterato in eccesso fattezze e lineamenti già piuttosto femminili anche ad uno sguardo disinteressato o superficiale. Il risultato fu ben accetto da Cloe stessa che lo interpretò come un segno di riconoscenza per l’ardore con cui lo aveva da sempre agognato. A quel punto poteva lasciare l’appartamento nei pressi della Stazione Termini, il lavoro ad ore e non frazioni di esse, e la rispettabile clientela che avrebbe dimenticato una volta salita sul primo treno. Un treno per il Sud dell’Italia, ovviamente, come le avevano imposto le letture giovanili che tanto tempo avevano rubato alla sua adolescenza tempestosa. Ne aveva fruito in traduzione e nella versione originale dopo un corso intensivo per corrispondenza al quale si era applicata con uno zelo che aveva preoccupato tutti i familiari. Il caso volle che la Letteratura Italiana che aveva potuto procurarsi nell’entroterra di Manila fosse quella ambientata nella parte meridionale della penisola. Ed era lì che aveva deciso di vivere.


384) Spuma baciata.

Categoria: dessert

Ingredienti: panna liquida – latte fresco – liquirizia in polvere – uova – colla di pesce – semi di anice – zucchero – maizena.

Preparazione: provvedi ad una bella sbattuta di uova e poi aggiungi la liquirizia, il latte scaldato e la panna. Metti a bagnomaria e fai cuocere incorporando la colla di pesce già ammorbidita in precedenza. Quando raggiunge la densità ottimale, togli dal fuoco e fai raffreddare aggiungendo la panna montata. Durante il periodo di abbattimento della temperatura del composto fai bollire il latte con i semi di anice e, tolto dal fuoco, aggiungi la maizena. Ricava delle palline di spuma alla liquirizia, guarnisci con la salsina all’anice e servi. Se avanza della polvere di liquirizia per guarnire ulteriormente è la benvenuta.

Punto esclamativo: questo è uno dei pochi casi che l’apparenza ha lo stesso valore della sostanza.

Valore aggiunto: sarebbe interessante un ricettario, magari solo di dessert, scritto in rima baciata. Non è mai troppo tardi.

 


Dai retta, ché io ai fornelli gli do del “tu”.

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Emilio Guardavilla risiede e vive a Piombino insieme ad altre trentaquattromila persone circa.
Come tutti gli altri ci lavora e ci coltiva le proprie inclinazioni, nel suo caso la lettura e la cucina.
E come gli altri respira quell’aria di mare che ha la stessa valenza chimica per l’organismo dell’ossigeno o dell’azoto. Sognatore instancabile,
concepisce costantemente progetti di ogni genere a breve, media e lunga scadenza senza abbandonarne neanche uno.

http://www.emilioguardavilla.it

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Scritto da il 28.4.2011. Registrato sotto cucina, Foto, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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