VAL DI CORNIA: LEGAMBINTE INTERVIENE SUL FUTURO DELL’ACQUA

In queste settimane, entro il mese di Febbraio devono essere prese decisioni di vitale importanza sugli investimenti per l’acqua.Legambiente prova ad avviare una discussione, mediante incontri pubblici, per approfondire il problema con la pubblica amministrazione. Leggiamo insieme quali sono le proposte.

«Occorre fare in modo che l’acqua del rubinetto rientri rapidamente nei parametri dettati dalla Comunità Europea e sia annullato il deficit idrico in Val di Cornia, andando invece a risanare le falde acquifere. Per questo Legambiente ha chiesto all’assessore all’ambiente di Piombino Marco Chiarei, in un apposito incontro, di organizzare una serie di confronti pubblici per discutere i pro e i contro di varie soluzioni che in questi ultimi tempi si sono affacciate alla discussione sulle pagine della stampa locale (dissalatore, invaso della Gera e laghetto di Forni, opere di ravvenamento, tubone dal fiume Serchio ecc.) e dare un indirizzo alla gestione delle risorse idriche.

Per Legambiente, la politica, la “Polis”, cioè la partecipazione pubblica deve riappropriarsi delle gestioni dei beni pubblici come l’acqua che in questi anni sono stati delegati a poche persone e alle aziende, con logiche aziendali, tutte improntate al profitto.

La risposta che è venuta dall’assessore Chiarei è stata positiva, anzi sembra che l’assessore avesse già da tempo dato incarico alle sue strutture di organizzare un seminario pubblico su questo tema e si è preso l’incarico di sollecitare i suoi funzionari per attuarlo.

Bene, attendiamo questo seminario e lo sollecitiamo perché se le decisioni devono essere prese entro un mese, il tempo stringe, l’argomento è molto complesso, la discussione dovrà essere approfondita in più di una sessione. Occorrerà partire da una corretta analisi della situazione ed esaminare i vari progetti nella loro efficacia, tempi e costi per le ricadute sulle bollette.

Legambiente da tempo ha espresso un suo pensiero che vuole mettere a confronto, innanzitutto che la qualità dell’acqua è strettamente collegata alla quantità e cioè all’eccessivo sfruttamento delle falde e che occorre evitare soluzioni faraoniche come tubone dal Serchio e dissalatore, ma tanti interventi molto meno costosi: risparmio idrico, impedire usi impropri, maggiore differenziazione delle tariffe, diminuzione delle perdite, chiusura dei cicli nell’industria, ravvenamento delle falde, manutenzione dei corsi d’acqua e salvaguardia dagli sversamenti, captazione di un po’ di acque superficiali.

Questo, sia in Val di Cornia che all’Elba, che deve rapidamente rendersi autosufficiente, così da poter chiudere quel tubo sotto il mare che perde come un colabrodo e costa una marea di energia elettrica per le pompe di spinta».

Legambiente Val di Cornia
1-2-2011

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