«GOVERNARE L’ENERGIA IN VAL DI CORNIA» SECONDO LEGAMBIENTE

Riportiamo la sintesi delle conclusioni emerse alla fine del seminario tenuto da Legambiente Val di Cornia presso il Centro Giovani di Piombino. Al termine della relazione c’è come al solito spazio per gli opportuni commenti.

“GOVERNARE L’ENERGIA IN VAL DI CORNIA”

«Intanto un’osservazione pregiudiziale e di cornice, i principali avversari d’ogni sensata pianificazione energetica locale sono rispettivamente i fautori del ritorno al carbone e al nucleare. Entrambi, a ben vedere, pericoli molto meno remoti di quanto non si sia superficialmente portati a credere. La deriva autoritaria del governo porta infatti questa materia sul piano delle scelte strategiche di natura militare.

Abbiamo studiato attentamente i contenuti della bozza del regolamento urbanistico d’area, riguardanti “i criteri localizzativi per impianti alimentati da fonti rinnovabili”. Questi non sono risultati soddisfacenti, né adeguatamente coerenti alle specificità di questo territorio.

Per il fotovoltaico Legambiente ha precisato che una cosa sono gli impianti fino a 200 Kw che possono aiutare le aziende agricole dandogli un contributo di reddito altro è il fenomeno delle grandi aziende che affittano grandi estensioni d’aree agricole o comunque il grande fotovoltaico che risulta ammesso in cave dismesse e “nelle sottozone agricole a ridotta capacità produttiva, caratterizzate da fenomeni d’ingressione del cuneo salino”. Vista la carta allegata ci preoccupa che gran parte della piana della Val di Cornia sia stabilmente classificata con questa definizione, riteniamo, quindi, che sia pericoloso questo concetto che prelude, di fatto, ad un abbandono dell’agricoltura, mentre sarebbe meglio tentarne un rilancio.

Con quest’intento, Legambiente è nella segreteria tecnica del progetto Eccelsa, finanziato dalla Comunità Europea, assieme al Circondario e ad altre associazioni d’agricoltori, attraverso il quale si stanno individuando le culture che abbiano una caratteristica di tipicità e di scarso bisogno d’acqua, e che possono attivare una filiera di trasformazione e commercializzazione remunerativa.

Indichiamo quindi come obiettivo della programmazione pubblica anche quello di migliorare la falda acquifera, dandosi obiettivi monitorabili, e non di fissare stabilmente la situazione di degrado.

È vero che la bozza di regolamento urbanistico stabilisce anche altre regole, per cui non si capisce bene dove si andranno a fare i grandi impianti fotovoltaici, probabilmente in un’area forse veramente marginale, ma allora sarebbe meglio definire e classificare il territorio con più precisione.

Per quanto riguarda il grande eolico, si prevede l’esclusione di una fascia di ben 4 km dalla costa e delle aree collinari; questo esclude in pratica tutte le zone ventose, fatto salvo il territorio della grande industria.

Con queste prescrizioni si può prevedere che si farà solo il progetto dell’Asiu sopra la discarica, perché la grande industria manifatturiera non accetta i vincoli che possono derivare nel proprio territorio. Rileviamo, infatti, che il progetto presentato dalla società FERA è previsto nella zona umida a sud della zona industriale, anche se a poca distanza da quest’ultima. Abbiamo espresso nostre perplessità in quanto le zone umide vanno comunque salvaguardate, ma rileviamo che alle nostre perplessità non abbiamo ricevuto risposte.

La cosa che ci preoccupa di più è che queste norme del regolamento non solo sono schematiche, ma sono anche deboli in quanto non adeguatamente motivate, non basate su una precisa caratterizzazione del territorio, su vincoli e indicazioni che valorizzano il patrimonio di biodiversità o altri valori. E’ ipotizzabile che, in caso di debolezza d’indicazioni, una qualunque azienda che ricorra al Tar può vincere, incrinando così le previsioni di governo del territorio.

D’esempi del genere ce ne sono già. Non si può tracciare una riga e dire no all’eolico a 4 Km dalla costa, per: “tutela visiva delle aree costiere”, si rischia che un tribunale ti annulli la norma. Quindi anche per l’eolico, sarebbe opportuno definire e classificare il territorio con più precisione (biodiversità, varietà paesaggistica, tutela delle aree critiche, la vocazione e/o promozione d’attività agro-economiche di pregio, ecc.).L’ “impatto visivo, è valutazione che compete all’amministrazione regionale, preposta al rilascio del nulla osta paesaggistico”, recente sentenza del Consiglio di Stato.

Risulta quindi meritorio non tanto mettere regole in negativo quanto piuttosto scendere nell’analisi delle peculiarità del territorio indicando dove poter localizzare impianti d’energia rinnovabile.

Gli enti locali, comuni e province, dovrebbero diventare parte maggiormente attiva nella promozione e analisi dell’equilibrio energetico del territorio, così come nell’adeguamento e razionalizzazione sia delle linee elettriche che dei sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta.  Occorre inoltre stimolare le imprese ad investire nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, anche attraverso azioni che vedano la partecipazione pubblico/privato, come ce ne sono in varie parti d’Italia, ottenendo per i comuni notevoli vantaggi economici, ben superiori alle normali royality.

Per questo occorre conoscere ed aggiornarsi continuamente su quanto si produce e quanto si consuma, di tutte le forme energetiche, per questo occorrono studi e una vera azione di governo e uno sforzo di cambio di mentalità.

Per questo riteniamo che sia strategico avviare un piano energetico d’area vasta».

Associazione Legambiente

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Scritto da il 16.3.2010. Registrato sotto ambiente/territorio, ultime_notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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