CAMPIGLIA: IL COMITATO SCRIVE IN REGIONE SULLA CENTRALE

Il Presidente del Comitato per Campiglia, l’Architetto Alberto Primi ha scritto una lettera al Presidente e all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana avente oggetto il progetto di centrale a biomasse a filiera lunga nel Comune di Campiglia Marittima, che a breve sarà valutata proprio dalla Regione, dopo l’impossibilità a decidere della Provincia di Livorno. Leggiamo insieme.

«Una ditta piemontese – inizia la lettera del Comitato per Campiglia – ha chiesto di realizzare nella piana della Val di Cornia, in località Amatello, tra Cafaggio e Casalappi nel Comune di Campiglia Marittima, una grande centrale elettrica a filiera lunga, alimentata con oli vegetali provenienti dall’esterno. I comuni di Suvereto e di Campiglia M. hanno formalmente espresso parere contrario.
Fermamente contrarie si sono dichiarate anche le associazioni ambientaliste, in particolare Legambiente, e le organizzazione degli agricoltori (CIA e Coldiretti), preoccupate del consumo di suolo agricolo e dell’ulteriore ferita che verrebbe inferta al territorio rurale.

Parallelamente il nostro Comitato ha portato la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, attraverso iniziative e prese di posizione molto preoccupate per i danni all’ambiente rurale e al paesaggio, ritenendo che una centrale come quella prospettata determinerebbe un danno ambientale ed economico, sia per la zona, sia a livello più generale.
La Conferenza dei servizi della provincia di Livorno, che avrebbe dovuto esprimere il parere decisivo per l’autorizzazione, ha rimesso il progetto all’attenzione regionale per una decisione conclusiva.

Autorizzare un tale progetto costituirebbe un grave errore, che peraltro andrebbe ad aggiungersi a quello compiuto nel limitrofo Comune di Piombino, dove in loc. Montegemoli è già in costruzione un impianto simile, autorizzato dalla Provincia di Livorno.
Gli aderenti al Comitato per Campiglia nutrono fiducia nello sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, coerentemente con le previsioni del Piano energetico regionale, ma l’impegno per la loro adozione e diffusione dovrà riguardare in primo luogo quelle forme collegate alle risorse naturali del territorio, al sole e al vento, con impianti diffusi e compatibili con i contesti economici e paesaggistici dove vanno ad insediarsi.

Da analisi effettuate sulla documentazione e sugli atti comunali emerge un altro aspetto, collegato al progetto della centrale a biomasse, che sconcerta e preoccupa: la centrale servirebbe anche ad alimentare quasi 10 ettari di serre fisse per la produzione di fiori; serre che il Comune di Campiglia avrebbe già autorizzato. Una distesa di serre permanenti che rappresenta anch’essa un progetto a forte impatto ambientale per il paesaggio, per le risorse idriche e per le infrastrutture, in una delle aree più produttive per l’orticoltura di qualità e più belle per quanto concerne il paesaggio della pianura.

A nostro avviso il progetto della centrale, come quello della costruzione di serre fisse sganciate dalle vocazioni autentiche dell’agricoltura locale, contrasta chiaramente con le linee della Regione Toscana per il territorio rurale, nel quale sono ammessi esclusivamente interventi per la produzione agricola, disattende il Codice dei beni culturali e del paesaggio, laddove invita Regioni e Comuni a salvaguardare il paesaggio rurale, considerato come un bene da salvaguardare e contraddice lo stesso piano strutturale recentemente approvato dai Comuni interessati, che riconosce al territorio rurale un valore strategico per la produzione agricola e per la tutela paesaggistica.

Per tutti questi motivi – conclude la lettera del Comitato – interpretando la diffusa preoccupazione dei cittadini residenti e turisti, chiediamo quindi alla Regione Toscana, come a suo tempo abbiamo chiesto ai Comuni, al Circondario della Val di Cornia e alla Provincia di Livorno, di non autorizzare la realizzazione della centrale a biomasse in Loc. Amatello nel Comune di Campiglia Marittima e di fare il possibile per scongiurare la costruzione di serre fisse per diversi ettari nella stessa località, tenendo nel dovuto conto il parere delle amministrazioni comunali, delle associazioni del settore agricolo e della cittadinanza».

Giuseppe Trinchini

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Scritto da il 29.1.2009. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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