CAMPIGLIA: SEMPRE PIU’ VICINO IL CEMENTIFICIO ALLE LAVORIERE?

Il Comitato per Campiglia non ci sta alle dichiarazioni di “vicinanza” del sindaco di Campiglia Silvia Velo nei confronti degli abitanti delle lavoriere, e presenta una cronistoria che dimostra, secondo il Comitato, che come dice il proverbio “tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

«Il sindaco Velo ha nuovamente dichiarato di essere “vicina alle preoccupazioni dei cittadini” delle Lavoriere. Ci vuole una bella faccia tosta – commenta il comitato per Campiglia – visto che quei cittadini, da mesi, si battono contro le scelte della sua amministrazione che ha sottratto proprio in quella zona 7 ettari di terreno agricolo per destinarlo ad impianti per la produzione di cementi: uno già realizzato mentre altri potrebbero sorgere nei prossimi mesi.

In realtà l’intera vicenda, esposta puntualmente e pubblicamente dal Comitato per Campiglia con atti forniti dallo stesso Comune, mette in luce una sequenza incredibile di contraddizioni che chiama in causa proprio la responsabilità del sindaco al quale, più che dichiararsi vicino ai cittadini, compete spiegare scelte del tutto incomprensibili. Merita ripercorrerle.

Si è detto e scritto che servivano tre ettari di terreno per il trasferimento degli impianti della Soc. Betonval (in realtà ne occorrevano meno) ed è stata poi prevista una zona industriale di oltre 7 ettari in aperta campagna che, come emerge dalle recenti notizie di stampa, viene venduta sul mercato per nuove attività industriali che nulla hanno a che vedere con il trasferimento degli impianti che esistevano alle terme di Caldana.

Si è detto e scritto che l’area doveva essere prevista all’interno di un preciso perimetro (250 ettari!) che il Comune aveva individuato nel 2000, mentre nel 2002 la variante urbanistica ha scelto terreni esterni a quel perimetro, contro ogni logica urbanistica e senza nessuna spiegazione plausibile.
Si è detto e scritto che la zona doveva essere vicino alle principali infrastrutture stradali e, inspiegabilmente, è stata prevista in un’area dove l’accesso è possibile solo con una strada secondaria (destinata al traffico locale e allo spostamento di trattori agricoli) su cui grava oggi un transito continuo di mezzi pesanti carichi di conglomerati cementizi e di materie prime che ha reso necessario, con il solo traffico della Betonval, asfaltarla due volte in soli 10 mesi.

Si è detto e scritto che gli impianti della soc. Betonval non potevano essere collocati nel PIP di Campo alla Croce (com’è accaduto per tantissime altre attività produttive presenti nel centro abitato) perché il costo di quei terreni, espropriati dal Comune, era troppo elevato quando poi, come è stato dimostrato, nelle agenzie immobiliari i terreni produttivi delle Lavoriere costano almeno 5 volte di più di quelli del PIP.
Si è detto e scritto che gli impianti previsti alle Lavoriere erano di natura così inquinante da risultare incompatibili con le attività produttive presenti nel PIP, mentre oggi si dice che il semplice rispetto della legge per le emissioni di polveri e rumori deve tranquillizzare i cittadini e gli agricoltori che alle Lavoriere vivono e coltivano prodotti destinati all’alimentazione.

Si è detto pubblicamente, in contrasto con quanto previsto dal piano urbanistico, che sui terreni della nuova zona industriale delle Lavoriere non sarebbero mai sorti cementifici, quando il Comune sapeva perfettamente che quattro ettari erano già stati comprati dalla Soc. Holcim, leader mondiale nella produzione di cementi.
Non comprendiamo le dichiarazioni che la stessa Holcim ha rilasciato alla stampa secondo le quali “sono in corso valutazioni sulla futura destinazione d’uso”, non escludendo neppure la “vendita dei terreni”, ma è a dir poco strano che una società che fa cementi e che ha comprato terreni su cui il Comune ha previsto impianti per la produzione di cementi, dichiari oggi che tra gli obiettivi dell’acquisto c’è anche quello di “rivendere” il bene acquistato.

Più si va avanti più sono nitidi i contorni di una scelta errata della quale il Sindaco non riesce a fornire spiegazioni convincenti. Mentre evidenti sono i danni e i benefici: i danni ricadono sull’economica agricola, sul paesaggio, sul turismo e sulle imprese produttive che pagheranno di più i terreni delle Lavoriere; i benefici vanno interamente ascritti alla rendita immobiliare.

Di questo ci attendiamo che ci parli il Sindaco e, soprattutto, ci attendiamo che agisca per riparare ad un danno certo per l’interesse generale del territori che amministra. Invece sembra che si preoccupi solo di dettare ordini al suo successore».

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Scritto da il 16.10.2008. Registrato sotto sociale. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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