WWF: L’ACCORDO CON BAGNOLI NON BONIFICA PIOMBINO

L’Accordo di Programma Quadro Bagnoli – Piombino, nella sua versione definitiva approvata nei giorni scorsi, per il WWF non risolve tutte le criticità di un’operazione estremamente complessa ed articolata.

Secondo il WWF nell’Accordo si specifica che vi devono essere certezze finanziarie, che si devono rispettare tutte le norme vigenti (comprese, non a caso, quelle relative ai rifiuti), che il tutto deve essere inserito in un più ampio progetto di ristrutturazione del porto e di collegamento ferroviario dello stesso nonché di gestione dei rifiuti ‘locali’ derivanti dal territorio di Piombino.

«Sono affermazioni scontate che nulla dicono in merito ad aspetti a dir poco fondamentali al fine di poter valutare la bontà del progetto e delle operazioni di bonifica per le aree degradate di Piombino – commenta Guido Scoccianti della Sezione regionale Toscana del WWF – visto che l’Accordo di Programma si occupa soprattutto dell’ampliamento del porto: ad esempio non si spiega come viene fatta la classificazione tra rifiuti pericolosi e non, e non viene chiaramente spiegato cosa, dove e in che modo si operano i trattamenti (quindi gli stessi preventivi di spesa sembrano arbitrari). Va peraltro rilevato come secondo le normative vigenti nel conferimento di questi materiali (rifiuti) occorre valutare il rischio specifico nel luogo di conferimento».

«Ai sensi del Decreto legislativo n. 152/06 – continua Scoccianti – i contenuti dell’Accordo (compreso ovviamente l’ampliamento del porto, aspetto prioritario nell’Accordo di Programma) avrebbero dovuto essere sottoposti alla Valutazione Ambientale Strategica prima dell’approvazione dell’accordo stesso. Ciò vuol dire, fra l’altro, che avrebbe dovuto essere redatto un rapporto ambientale, supportato da una libera e piena consultazione dei cittadini ed integrato da un insieme di obiettivi di qualità da raggiungere e/o rispettare, oltre ad essere predisposta una griglia di indicatori da monitorare per verificare gli impatti dell’attuazione del programma. Questa carenza apre un pesante dubbio di illegittimità dell’Accordo».

Si chiede, pertanto continua il WWF, che venga:
– operata una Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica sull’intero accordo, non essendo più esaustiva la VIA effettuata nel 2002,
– effettuata una stima degli impatti del trasporto (perché uno spostamento di enormi quantità di materiali fra luoghi lontani invece di prevedere soluzioni in loco potenzialmente più sostenibili da un punto di vista di contabilità ambientale e di impronta ecologica?),
– operata una valutazione del rischio ecologico sia a Piombino che a Bagnoli e a Napoli orientale, sia ex ante che ex post,
– individuata una griglia di indicatori sui quali operare un monitoraggio ambientale dell’intervento.

Per quanto riguarda in specifico la situazione locale relativa al territorio piombinese, il WWF chiede inoltre che contestualmente all’accordo Bagnoli-Piombino siano inequivocabilmente definiti anche:
– il “crono-progetto” per le bonifiche dei siti industriali inquinati interni all’area siderurgica di Lucchini,
– il Piano Industriale della Lucchini di Piombino con le previsioni di produzione di scarti industriali, compresi la loro ubicazione, trattamento e riutilizzo (si fa presente a questo proposito che il problema rifiuti industriali a Piombino è a tutt’oggi irrisolto e la produzione di rifiuti della Lucchini è destinata a crescere nei prossimi anni dagl’attuali 1 milione di metri cubi a 1,5 milioni),
– le previsioni di Bonifica del sito industriale ENEL.
Inoltre devono essere contemporaneamente date adeguate garanzie affinché le aree di territorio vergine ancora presenti nel perimetro industriale Lucchini rimangano al patrimonio pubblico e siano utilizzate a fini di tutela ambientale.

«Senza una riflessione e un progetto complessivi – conclude Guido Scoccianti – che portino in modo inderogabile tutto l’uso del territorio a livello di area vasta verso un utilizzo futuro più equilibrato e coerente con i principi della conservazione del suolo e delle risorse primarie quali acqua, aria e biodiversità, operazioni come quella in corso non potranno che accrescere il pesante carico delle attività umane su un territorio già in crisi con i conseguenti rischi e danni».

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Scritto da il 17.1.2008. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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    Nonostante l'addendum all'accordo di programma, senza il quale Rebrab sarebbe diventato Padrone a tutti gli effetti dello stabilimento, tale data viene comunque considerata dalla nostra testata come quella di inizio della crisi economica reale di Piombino. Da allora sono passati solo
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