«PIOMBINESI VENITE A VEDERE LA COLMATA DI BAGNOLI»

Bagnoli futura invita i piombinesi a visitare la colmata di Bagnoli, forse per tranquillizzare gli indecisi, ma ottiene come risposta dal comitato No Fanghi la cronistoria dei fallimenti ottenuti dalla società di bonifica dal 1996 ad oggi. Leggiamo insieme entrambi i comunicati.


«Siamo disponibili a ospitare una delegazione, formata da assessori comunali, provinciali e regionali, ma anche da membri del Comitato no fanghi – dice Casimiro Monti, vicepresidente della “Bagnolifutura” – per mostrare loro la colmata di Bagnoli, poiché possano rendersi conto con i loro occhi di cosa si tratta e affinché possano vedere il modo con cui noi stiamo riutilizzando quel materiale per il risanamento paesaggistico della zona».

E’ la proposta lanciata da Monti, vicepresidente della società che si occupa della bonifica dell’ex sito industriale Ilva Italsider, rivolge ai piombinesi.
L’ex assessore all’ambiente dei Verdi nella prima giunta Jervolino, all’indomani dell’incontro organizzato a Piombino dall’assessore della Provincia di Livorno Anna Maria Marrocco, a cui hanno partecipato, tra gli altri, rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione, dove si è discusso del progetto di bonifica di Bagnoli, spiega inoltre che «Novecentomila metri cubi del materiale del sito, dopo essere stato sottoposto al soil washing, qui li stiamo già utilizzando per il risanamento paesaggistico di margini del parco sul costone della collina di Posillipo».

«L’accordo quadro – continua Monti – prevede poi che a Piombino arrivino 1 milione e 200.000 metri cubi. Tuttavia, da questa quantità si dovranno togliere circa 30.000 metri cubi del materiale contaminato che richiede un trattamento di soil washing (ovvero che è risultato essere al di sopra dei limiti indicati nella colonna B della tabella 1 del decreto ministeriale 471/99, ndr). Si tratterebbe dunque di un 2,5 per cento in meno rispetto alla quantità iniziale, non una grande differenza».

In sostanza, Monti ribadisce che si sta concretizzando l’ipotesi di far arrivare a Piombino «solo materiale che non ha bisogno di trattamenti e che può essere direttamente inserito nella cassa di colmata. Quanto ai sedimenti marini – conclude Monti – saranno circa 600.000 i metri cubi rimossi fino a un limite della batimetrica di 5 metri, al fine di restituire la balneazione a Bagnoli. Di questo materiale, quello che alle analisi risulterà non pericoloso, sarà portato a Piombino».


A questo invito il Comitato No fanghi risponde in modo chiaro:

«Senza aver rispetto per l’intelligenza altrui, ci invitano a andare a “vedere” la colmata di Bagnoli. Cosa dovremo andare a vedere? Il disastro di una società, la Bagnoli Futura che, come dice la stampa (Repubblica 11.03.2007), in cinque anni ha dimostrato tutta la sua inettitudine e insulsaggine.


Ecco la storia:


Nel 1996 viene affidata la bonifica di Bagnoli alla Bagnoli SpA con una dotazione di 400 miliardi di lire. Dopo appena sei anni si constata che il suo bilancio è fallimentare: non ha bonificato le aree dimesse, non ha demolito i capannoni e non ha rimosso la colmata.

Nel 2002 la società viene sciolta senza che nessuno si sia premurato di dare conto pubblicamente di questi miliardi spesi per non fare nulla. Viene costituita la Bagnoli Futura di cui Casimiro Monti (già assessore dei Verdi) diviene Vice Presidente. Viene varato un nuovo piano che prevede la rimozione della colmata con una spesa di 80 milioni di euro.

Il 2002 e il 2003 se ne vanno nell’illusione di accaparrarsi la Coppa America di vela che invece va a Valencia. Nessun problema. Rocco Papa, presidente di Bagnoli Futura, dichiara alla stampa (Repubblica 8.7.2006) che “la bonifica finirà nel 2011”, venti anni dopo la chiusura dell’Ilva.

E siamo al 9 marzo scorso quando l’ARPAC denuncia che “la bonifica è un fallimento, Bagnoli è inquinata al 90%”. Nello stesso giorno si da la notizia che la colmata (definita nel 1996 dall’allora ministro dell’ambiente Edo Ronchi “una bomba ecologica”) sarà portata a Piombino. Su Bagnoli Futura piovono pesanti critiche da tutte le parti e si evoca un suo commissariamento visti i costi scandalosi della bonifica che non hanno raffronti in Europa e nel mondo: 3 miliardi di lire per ettaro.

Insomma – conclude il Comitato – vedi Bagnoli e poi paga!»

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Scritto da il 19.9.2007. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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