PIOMBINO: «IL MONDO CHE VEDO» AL CHIOSTRO SANT’ANTIMO

«Il mondo che vedo» ambientata nella splendida cornice del chiostro di Sant’Antimo martire, è la mostra che nasce dalla I edizione di «Arte, un cuore che pulsa», il primo concorso d’arte organizzato dalle associazioni Coop Cuore onlus, La Provvidenza onlus e Coop Nuova proposta onlus, con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Livorno, Circondario della Val di Cornia e Comune di Piombino.

Visitando la mostra, la prima impressione che colpisce il visitatore è stata quella di percorrere mondi diversi l’uno dagli altri, visti con occhi diversi, ma che inspiegabilmente raggiungevano tutti la stessa meta. I personaggi di alcuni quadri tornavano in altri, con sembianze distinte, ma profondamente avvinti e le rime delle poesie parevano incrociarsi nel tema similare della diversità.

Scorrendo lo sguardo da un’opera all’altra non si può fare a meno di apprezzare quello che è il vero senso dell’iniziativa, qualcosa di estremamente potente e semplice allo stesso tempo, che tende a coinvolgere il mondo degli altri, quello dei diversi, in quello dei cosiddetti normali. Perché in realtà il mondo è lo stesso per tutti e i suoi valori, così ben rappresentati nelle opere esposte, sono universali. Così nei lavori di gruppo e in quelli singoli di questi giovani e meno giovani artisti, provenienti da tutta la Toscana, si mescolano i loro stati d’animo, le angosce e i vissuti che sono rappresentati da personaggi singolari, soli accesi, piogge di coriandoli o tristi tramonti. Creati con collage di stoffa e materiale di vario genere, acquarelli, dipinti e chine, ognuno unico nel suo genere, raccolgono sia i desideri e le speranze di un mondo migliore che l’angoscia e la rassegnazione per qualcosa che non si può cambiare. Inoltre, ben si accostavano opere eccentriche, ad altre più comuni, formando un carosello di colori e forme che rallegravano l’ambiente austero in cui si è svolta la mostra, lo splendido chiostro di Sant’Antimo martire.

Tutte le opere concorrevano ad un concorso d’arte e come di rito sono state esaminate e giudicate, scaturendone dei premi assegnati alle migliori opere di gruppo che a quelle singole. Ma in realtà hanno vinto tutti, grazie alla loro capacità di coinvolgere estranei che, come me, hanno visitato la mostra e alla spontaneità di quei tratti semplici, a volte lineari, che racchiudevano profondità d’animo che troppo spesso sono trascurate. L’occhio di chi non vuol vedere, troppe volte, è la principale arma d’indifferenza alla diversità e la consuetudine di abitudini sbagliate come questa contribuisce ad aumentare il divario fra chi si percepisce normale e chi, secondo esso, non appartiene alla sua sponda. Ma iniziative come questa possano aprire le porte dell’indifferenza e raggiungere la sensibilità di chi pone l’orecchio per sentire. Lasciandomi alle spalle il chiosco, non ho potuto fare a meno di soffermarmi su una bellissima poesia che parla di un’io invisibile, di qualcuno che esiste, ma non è visto, che parla ma non è sentito, che passa ma non è visto.

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Scritto da il 6.6.2007. Registrato sotto cultura. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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