RIUNIONE DEI SINDACI SULLA PARCHI VAL DI CORNIA

Recentemente si è tenuta una riunione di tutti i sindaci della Val di Cornia della presente e delle passate legislature (escluso l’ex Sindaco Pazzagli assente per motivi di lavoro) presso il Comune di Piombino.

Motivo dell’incontro il futuro della società Parchi Val di Cornia alla luce dei pesanti interventi giunti recentemente da studiosi universitari e associazioni ambientaliste, preoccupati per la tutela di una così importante risorsa ambientale.

Dalla riunione è uscito un atto, firmato da tutti i sindaci dell’attuale legislatura, che riportiamo integralmente, come integralmente riportiamo il commento dell’Ex Sindaco Benesperi, anch’egli presente all’incontro.
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I COMUNI, I SINDACI E LA SOCIETA’ DEI PARCHI

«Alcune autorevoli personalità del mondo della ricerca, affiancate dalle più importanti sigle ambientaliste, lanciano e promuovono in queste settimane preoccupati appelli per la tutela del futuro dei parchi della Val di Cornia e del loro modello di gestione. Di per sé il fatto non dispiace, anzi gratifica: lo interpretiamo come un riconoscimento di questa illuminata esperienza.

Da tempo conosciamo l’attenzione e l’apprezzamento che la comunità istituzionale e scientifica regionale e nazionale dedica al nostro modello di gestione integrata dei parchi, che deve essere – ed è – un vanto per i sindaci e le forze politiche che l’hanno immaginato, per gli amministratori che l’hanno realizzato, per i cittadini che lo sostengono finanziariamente (oltre 400.000 euro all’anno ripartiti fra i cinque comuni del territorio), per i turisti che fruiscono copiosamente del nostro straordinario patrimonio archeologico, naturalistico e paesaggistico. Quello che non può essere accettato è l’illazione secondo la quale oggi i Comuni si accingerebbero a liquidare questa eccellente esperienza. Il sistema dei parchi della Val di Cornia è frutto di scelte lungimiranti di carattere prima di tutto urbanistico che si sono susseguite a partire dagli anni ’70, che hanno visto protagonisti, unitamente alle istituzioni, il mondo ambientalista, quello scientifico, ma anche il tessuto economico locale, che ha intuito e accompagnato quel processo cogliendone e condividendone la portata innovativa.

Parte essenziale di questo virtuoso percorso è stato ed è lo strumento che i Comuni, non altri, hanno scelto per la gestione di questo sistema: la Società dei Parchi della Val di Cornia. Sono i Comuni che hanno concepito quello strumento, ne hanno scritto lo statuto, ne nominano gli amministratori, ne alimentano l’attività con un contratto di servizio. La Parchi è uno strumento dei cittadini, attraverso i Comuni; questi devono dotarla delle migliori competenze, perché essa possa operare in autonomia nell’ambito degli indirizzi strategici stabiliti e dei compiti affidatigli, tra i quali non rientra la pianificazione urbanistica che è prerogativa dei Consigli comunali. Anche in funzione di questo, essa ha sviluppato importanti e indispensabili relazioni con il mondo dell’Università e della ricerca, che collabora all’elaborazione delle politiche culturali del territorio. A questo mondo, che oggi chiede, legittimamente, coerenza e rigore scientifico nell’attività di pianificazione, e invoca continuità nel buongoverno del territorio, vale ricordare che in questa legislatura i Comuni di Piombino, Campiglia e Suvereto hanno adottato un nuovo strumento urbanistico generale, il piano strutturale, che ha riaffermato rafforzandolo il sistema unitario dei parchi come tratto strategico e irrinunciabile del nostro assetto territoriale.

Inoltre, il sindaco e il Comune di Campiglia M.ma si sono opposti al progetto di sviluppo, con estensione dei termini, dello sfruttamento della cava di Monte Calvi proposto dal privato concessionario; il sindaco e il Comune di San Vincenzo sono impegnati a definire una nuova e più avanzata progettualità delle previsioni urbanistiche nella Tenuta di Rimigliano in coerenza con gli indirizzi del piano strutturale d’area, nell’ottica di un riallineamento progressivo di quel Comune alle scelte urbanistiche del territorio; il sindaco e il Comune di Suvereto sono in prima linea nella definizione di un nuovo strumento di gestione del parco interprovinciale di Montioni, che vogliamo sinergicamente collegato alla Parchi; il sindaco e il comune di Piombino ha, nell’ordine, difeso la sua costa orientale da qualunque ulteriore sviluppo edificativo, limitandosi ad estendere il parco della Sterpaia mantenendo inalterata la dotazione di parcheggi (ce ne sono alcuni inattuati), espulso i campers da Baratti, proposto Baratti e Populonia all’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Questo, e non altro, hanno fatto i comuni in questi mesi, interpretando ed attualizzando un lungo e fecondo percorso di scelte che oggi si arricchisce di nuove sfide: come far convivere in questo straordinario distretto culturale rappresentato dai parchi, dalla nostra agricoltura, dai nostri centri storici e dal nostro mare, l’innovazione ecologica dell’industria, la logistica integrata e la qualificazione del turismo in termini di maggiore sostenibilità. I parchi e la Parchi sono una scelta prima di tutto di modernità, che inserisce le nostre specificità identitarie territoriali nelle sfide della competitività globale. Sono, anche, una scelta irreversibile, che, come tutti i pensieri lunghi, troverà in ogni momento nuove gambe sulle quali camminare».

(Testo elaborato congiuntamente dai sindaci della Val di Cornia sulla questione Parchi Val di Cornia)

COMMENTO DELL’EX SINDACO PAOLO BENESPERI

«Ho visto che è stato dato un ampio spazio ad un incontro tra Sindaci attuali e Sindaci passati ed agli argomenti che sarebbero stati discussi. Al fine di chiarire bene la situazione mi permetto alcune precisazioni.

Non è vero che a seguito della riunione c’è stato un documento sottoscritto solo dai Sindaci in carica “per motivi di opportunità, non perché non fosse condiviso”. La verità esplicitamente detta nel corso della riunione da parte mia è che non avrei firmato il documento proposto per motivi di dissenso nel merito.
Non è vero che l’incontro di cui si parla “non era il primo del genere” perché io non sono mai stato chiamato a nessun incontro del genere né tantomeno ho mai partecipato ad alcun incontro del genere.

Stabilito questo ci tengo a precisare alcune posizioni che ho sostenuto nel corso della riunione.
Giudico le considerazioni di esperti e Associazioni ambientaliste nazionali giuste nel merito ed utili nella sostanza. Non ho mai sentito o letto da nessuna parte che vi fosse una loro posizione tesa ad esautorare i Comuni delle loro responsabilità in materia di territorio così come non ho mai considerato l’attività della Società Parchi della Val di Cornia come invadente il campo di responsabilità della pianificazione territoriale spettante ovviamente ai Comuni. Ho sempre pensato che fosse utile per i Comuni esercitare questa loro potestà utilizzando competenze di ogni genere e dunque giusto che fossero sempre aperti a contributi disinteressati anche se critici. Ho interpretato come tali quelli letti in diverse occasioni. In altri casi invece ho letto interferenze di dubbio gusto da parte di privati e non ho letto repliche piccanti da parte dei Comuni.

Ritengo che nel corso del tempo anche recente i Comuni della Val di Cornia non abbiamo risolto un tema che pur è stato molto discusso e cioè quello del rapporto tra le attività di cava ed il sistema dei parchi. Invece di immaginare e praticare un percorso di progressivo ampliamento e valorizzazione dei parchi e di progressiva attenuazione dell’impatto delle cave, percorso capace di risolvere anche i problemi occupazionali che si porrebbero, si sono prese decisioni che hanno accentuato le contraddizioni come dimostrano molti fatti. In particolare si è prorogata l’attività della cava di Monte Calvi dal 2014, al 2016 ed infine al 2018, si è consentita la libera commercializzazione a terzi di tutte le glanulometrie di calcare ottenute, oltre il fabbisogno del ciclo siderurgico piombinese, non si è risolto dovutamente il problema dei ripristini ambientali.

E’ vero che recentemente il Comune di Campiglia M.ma ha meritoriamente bloccato la realizzazione di un progetto di sviluppo della cava di Monte Calvi, ma è altrettanto vero che, nel 2006, con un atto urbanistico ne aveva prevista la realizzazione con impianti che ricadevano all’interno delle aree destinate a parco e con i quali era sin troppo prevedibile attendersi ulteriori richieste di proroga e incrementi del materiale scavato, come poi è avvenuto. Tutto questo in dispregio a quanto concordato in un Protocollo di intesa con la Regione Toscana del 2002 che diceva:”….Per le attività di cava…l’indirizzo è quello di giungere alla scadenza delle autorizzazioni comunali senza ulteriori rinnovi. Si intreccia, al Paolo Benesperi

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Scritto da il 6.3.2007. Registrato sotto ambiente/territorio. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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