PIOMBINO: INTERVISTA AL SINDACO ANSELMI SU PORTI E LUCCHINI

Abbiamo intervistato il sindaco di Piombino Gianni Anselmi su vari temi importanti per il futuro della città: I porti, la fabbrica, varie nuove opere da realizzare, ecc.


Lottizzazione di Poggio all’Agnello: è vero che l’azienda, che ha completamente sospeso i lavori nell’area di Populonia Stazione, non vuole più fare un villaggio turistico, ma sta facendo pressioni sul comune per realizzare almeno il 50% di appartamenti per far ripartire i lavori alla fattoria?

Non ci sono arrivate richieste formali in proposito, abbiamo un progetto approvato, una convenzione sottoscritta con la proprietà che prevede la realizzazione di un grosso centro turistico.
E’ chiaro che qualcosa sia successo. Noi continuiamo a pensare che Poggio all’Agnello possa essere l’occasione per contribuire all’offerta di servizi turistici di qualità. Ovviamente l’operazione ha dei costi e non tutti possono permettersi, visto che il ritorno è a tempi medio-lunghi. Qualunque ulteriore riflessione andrebbe rimandata al piano strutturale, ma in questa fase non ne sentiamo assolutamente bisogno.

Quindi potrebbe rimanere così per anni?

Questo andrebbe evitato, non è nell’interesse di nessuno che questo manufatto caschi a pezzi.


Se l’azienda facesse all’amministrazione comunale una richiesta formale?

La valuteremo con attenzione, ma la nostra posizione è quella di incoraggiare il turismo senza intaccare del nuovo suolo; Poggio all’Agnello in questo caso è un’occasione formidabile.


La nuova struttura turistico-alberghiera che deve nascere a Salivoli ha già fatto nascere l’opposizione di molti partiti, sia nella maggioranza che nell’opposizione, visto che in quell’area era previsto originariamente un albergo. Ci può chiarire la situazione?

Quella è una vicenda che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione e portato a compimento. Era già prevista una piccola struttura ricettiva nel piano regolatore che è entrato in vigore nel 97. Successivamente il comune nella passata legislatura ha proposto una struttura turistico-alberghiera (RTA); ci sono state le osservazioni di Regione, Provincia e Proprietà e la nostra giunta doveva decidere se confermare gli 8000 m³ previsti, o portare le volumetrie a 14.000 m³ come nelle osservazioni. Il nostro intervento ha permesso di contenere il cemento, rimanendo a 8000 m³, accettando la soluzione dell’RTA. E’ chiaro che le residenze turistico alberghiere consentono all’imprenditore di realizzare anche il 100% di alloggi ed eventualmente fino al 40% di camere; Spesso però accade che si realizzano solo alloggi destinati alla vendita.
Evitiamo però di fare processi all’intenzione: l’obiettivo del Comune e di contenere l’impatto ambientale dell’opera e fare una buona convenzione stringente, che impedisca il frazionamento dell’immobile, impedendo la possibilità di vendere gli alloggi separatamente, poi pretendere una gestione stringentemente unitaria, e valutare bene tramite la commissione edilizia la qualità complessiva dell’intervento.
Nel prossimo piano strutturale nel territorio di Piombino porremmo fine alle strutture extra alberghiere, e stiamo ragionando di aprire lo sviluppo turistico solo alle strutture alberghiere.
Anche perché già all’albergo, nella legislazione regionale, è permessa la realizzazione del 40% di alloggi, quindi in questo modo potremo parlare chiaramente del turismo che vogliamo.
Perché noi vogliamo il turismo è su questo non ci devono essere equivoci.

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Porti: sulla carta le piace di più il progetto del Berrighi della Sofim, del Pedroni o della Coop “La chiusa di Ponte d’Oro”?
Non reputa che sia eccessiva la presenza di un porto sulla nostra costa ogni 10 km?

Bisogna non confondere i punti di ormeggio con gli approdi: Terre Rosse non è Salivoli, come Salivoli non sarà Poggio Batteria, come Poggio Batteria non sarà il porto sulla costa est, nell’area di Tor del Sale. Credo ci sia una buona domanda diportismo. dobbiamo evitare di ragionare su questa materia come se questa fosse un pezzo di sviluppo indistinto dal resto del territorio della città.
Abbiamo commissionato uno studio che supportasse scientificamente per le scelte riguardo l’offerta su questo settore sia come segmento di mercato che ipotesi localizzative. Abbiamo ragionato sul diportismo per le grandi imbarcazioni da 20-22 metri in su, visto che l’offerta per le medie e piccole imbarcazioni e già ampia. L’altro problema è quello di aprire un fronte sul produttivo: servizi, lavorazioni, rimessaggi, cantieristica, eccetera. In primo piano va però considerato anche l’inserimento ambientale dei progetti, che è primario. Il nostro scopo è quello di raccogliere la ricchezza di capitali del settore, aumentare l’occupazione, e soprattutto mantenere un alta sostenibilità ambientale come criteri di base. Il piano strutturale non darà un’indicazione precisa, ci sarà una variante dedicata alla nautica che farà le scelte. Penso che quella di Poggio Batteria sia un’ipotesi che vada tenuta in seria considerazione, sia per i fondali che per la collocazione vicina al centro storico di Piombino. Se pensiamo alla costa piombinese valorizzata come merita, con il centro storico, con la passeggiata di Salivoli, avere un pezzo di costa e di città compresa tra porti turistici, uno che parla un determinato tipo di turismo, il porto di Salivoli, ed un altro che parla ad un altro settore del diportismo, quello delle grandi barche a Poggio Batteria, lo trovo suggestivo ed una cosa davanti alla quale non arrestarsi, non avere timore, sempre in un quadro di perfetta sostenibilità ambientale come previsto nello studio Aminti Pranzini.

L’altra idea, considerando che vanno spostati anche i pescherecci, per quanto riguarda la produzione, visto sul Poggio Batteria non ci sono le aree retrostanti, è quello di reperire una porzione inizialmente misurata e proporzionata di suoli destinati alla nautica con affaccio sull’acqua, stando molto attenti all’impatto ambientale. I pescherecci li vedo meglio se non sono promiscui al diportismo di qualità. Poi c’è la questione della nautica minore, che ancora è sparpagliata in varie soluzioni.

Per quanto riguarda Tor del Sale vedo meglio una darsena interna che non grandi opere di mare, sulla quale si affaccino capannoni, anche se non escludiamo delle opere a mare anche ai fini di ripascimento delle spiagge. Parlerei più di strategia che non di urbanistica e progettazione in questa fase. Ci potrebbe essere perfino l’opportunità di legare ad un recupero di quel tipo, ben congegnato, la possibilità di migliorare la fruizione e l’accessibilità della zona di Ponte D’oro. Se riflettiamo bene l’inserimento ambientale di una struttura al servizio della nautica nella prossimità della foce del Cornia, possiamo pensare che quella sia anche l’occasione per ripascere e migliorare la fruizione di Ponte d’Oro.

Penso che Poggio Batteria, se non ci sono contrarietà di natura ambientale, sia una buona opportunità per il grande diportismo, perché non ci sono altre zone della nostra costa dove ci sono i fondali che ci sono li. Per quanto riguarda il produttivo anch’io non vedo male una soluzione di Tor del Sale, ma lì non si deve pensare a un porto turistico, ma ad un porto produttivo dove si contengono al massimo i posti barca, dove si sposta di porto peschereccio e dove si facciano tutta una serie di servizi a beneficio dei porti di Salivoli, Poggio Batteria, Scalino, Elba, eccetera.

A proposito del gran numero di proposte di progettualità private, noi ribadiamo che il dove, il come e il perché lo decide il pubblico, non il privato. Non si può pensare che se si parla di porti guidi il privato e non si può liquidare questo come dirigismo. Questa è un’amministrazione che sa che le migliori energie private possono essere selezionate, e lo farà qualificando i progetti e rispettando il territorio. Il pubblico decide, il privato fa. Questo non significa il privato non faccia, ma che non faccia come gli pare.


Fabbrica: se la Lucchini a breve inviasse la richiesta di una nuova cokeria sopra la vecchia 27 forni, come sarebbe accolta questa proposta dal comune? E se l’azienda facesse forti pressioni dal punto di vista occupazionale?

Questa è una materia della quale discuteremo nei prossimi mesi in corrispondenza al piano industriale che presenterà all’azienda. Adesso siamo concentratissimi su questa vicenda della 27 forni che è anche una vicenda un po’ sofferta, visto che nemmeno davanti a due gradi di giudizio vinti abbiamo un atteggiamento costruttivo da parte dell’azienda.
Di questo mi dispiace perché il contatto e le relazioni sono sempre state aperte e mai ideologicamente ostili. La vicenda della 27 forni io la considero già parte del passato. Per quanto riguarda le strategie rimane la 45 che dovrà funzionare bene. Non è ancora stata dimostrata la sostenibilità di due cokeria al Cotone, e penso che ci si debba porre il problema di spostare le cokerie.
E’ vero che il risanamento non si fa con lo spegnimento degli impianti, ma è anche vero che non lo si fa lasciando accesi gli impianti non funzionano. L’esperienza della 45 forni, che doveva essere una cokeria super moderna, ci insegna che è ben essere prudenti sulle rassicurazioni della tecnologia, questa è la mia posizione, sulla quale andrà aperto un confronto con le altre forze politiche e le organizzazioni dei lavoratori. Tutto questo ovviamente andrà fatto al netto dei ricatti occupazionali. Sono per il ciclo integrale, che l’azienda si sviluppi e che cresca e si consolidi facendo crescere la siderurgia a Piombino. Noi ci dobbiamo preoccupare ora di come tutto questo però succederà: perché se non ce ne occupiamo rischiamo di avere per altri decenni uno stabilimento che occupa tutto questo territorio, che lo fa in questo modo, e che preclude la vita della città, lo sviluppo del porto, e quello di tutta una serie di attività complementari o alternative rispetto alla siderurgia.

La sfida non è chiudere lo stabilimento, ma tenerlo aperto, non chiudere il ciclo integrale. L’obiettivo è cambiare questo stabilimento mentre funziona. Meglio cambia e più durerà, perché sarà più sostenibile è più equilibrata la sua convivenza con la città. Siamo in una fase di pianificazione: se non ne parliamo oggi di questi problemi mi domando quando. Se poi dobbiamo aver paura di chiedere, allora dobbiamo aver paura di esistere.

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Scritto da il 24.2.2006. Registrato sotto Senza categoria. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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